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«Vogliamo giustizia per Elena». A Roma Renzi e Boschi chiedono al Governo un impegno concreto

ROMA –  Il governo italiano si attivi affinché siano puniti i responsabili dell’incidente di un bus in Catalogna che il 21 marzo 2016 causò la morte di 13 ragazze, tra cui Elena Maestrini e altre sei italiane, che in Spagna stavano trascorrendo il loro periodo di Erasmus. A chiederlo l’ex premier Matteo Renzi nella conferenza stampa organizzata alla Camera dai deputati Pd Maria Elena Boschi e Ettore Rosato. Alla conferenza erano presenti anche i familiari delle vittime. Tra loro anche il padre di Elena, Gabriele, accompagnato a Roma da una delegazione istituzionale di Gavorrano con il sindaco Andrea Biondi, l’assessore Daniele Tonini. «Anche questa iniziativa serve per fare pressione sul Governo spagnolo e sull’opinione pubblica – ha detto Gabriele Maestrini -. Attendiamo da troppo tempo risposte alle nostre legittime richieste. Vogliamo mantenere alta l’attenzione sull’accaduto”.

Di recente l’onorevole Boschi era stato a Gavorrano proprio per sostenere la battaglia di giustizia della famiglia Maestrini. “Sono passati ormai tre anni da quel tragico incidente – ha detto l’on Boschi -. Vogliamo che resti alta l’attenzione dell’opinione pubblica e non si spenga la speranza di ottenere giustizia. In questi anni, le autorità spagnole non sono giunte a individuare i responsabili e il rischio concreto è che il processo si chiuda senza che sia accertata la verità. Il Governo ha il dovere di difendere la dignità e la memoria di sette nostre figlie, sorelle, connazionali. Vogliamo semplicemente giustizia”.

“Non si tratta di un dolore causato dal destino cinico e baro ma di una clamorosa vicenda che ha nelle istituzioni spagnole i responsabili. Una incredibile e scandalosa vicenda di
malagiustizia. Hanno hanno fatto i furbi due volte senza neanche ascoltare l’autista”, ha detto il senatore Pd ricordando la vicenda riaperta dal Tribunale di Tarragona che ha accolto il ricorso dei genitori contro l’archiviazione decisa per la seconda volta dal Tribunale di Amposta lo scorso settembre”.

“Non è un caso uguale ad altri casi – ha aggiunto – non è una devastante tragedia ma un clamoroso scandalo giudiziario messo a tacere. Non si discute del livello di gradazione della sanzione dopo un incidente stradale, non stiamo chiedendo che si applichino le rigorose norme italiane ma c’è, grazie a una disattenzione mediatica coltivata in Spagna da qualche interesse superiore, un costante abbuiamento per una vicenda che invece merita rispetto”.

“Delle risposte di un sottosgretario – ha insistito Renzi – non sappiamo che farcene: il governo ci faccia sapere se accetta di fare una battaglia per difendere la memoria di sette ragazze e il dolore delle famiglie ma anche la dignità dell’Erasmus e delle istituzioni europee. Inoltre sarebbe opportuno che Fico e Casellati ricevano le famiglie e che ci sia da parte del ministro degli Esteri un segnale di vita”. A chi gli domanda se gli sia capitato di sentire l’attuale premier spagnolo Sanchez sulla vicenda Renzi risponde: “Ho parlato con Mariano Rajoy quando ero premier, mai mi permetterei di scavalcare l’attuale premier che mi permetto di richiamare alle proprie responsabilità verso le famiglie e verso il paese. Non scavalco nessuno però, sennò siamo la repubblica delle banane dove chiunque chiama chiunque”.

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