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Tari, la protesta: «Gli agriturismi devono pagare meno degli alberghi, lo dice il Consiglio di Stato»

GROSSETO – «Illegittima la equiparazione ai fini della Tari tra alberghi e agriturismi: modifichiamo il regolamento Tari agevolando le imprese agricole-agrituristiche» a chiederlo è il Movimento 5 Stelle Castiglione della Pescaia, che a tale riguardo ha presentato anche una mozione.

«Da sempre dalla parte dei cittadini e delle attività operanti nel territorio – aggiunge il Movimento 5 stelle in una nota – appreso che il Consiglio di Stato a febbraio, per la prima volta, ha sancito l’illiceità dell’equiparazione agriturismi/alberghi ai fini Tari, il M5S di Castiglione ha presentato prontamente una mozione affinché si modifichi prima possibile il Regolamento Tari con la introduzione di una specifica categoria impositiva per le aziende agrituristiche al momento assimilate agli alberghi».

«Il giudice amministrativo – chiarisce la nota – ha stabilito che l’attività agrituristica è extra alberghiera e non assimilabile a quella alberghiera avente natura tipicamente commerciale. La differenziazione economica e funzionale tra le due attività si deve al fatto che l’attività agrituristica: 1) è finalizzata al precipuo recupero di un patrimonio abitativo rurale, ed è connessa rispetto alla prevalente attività agricola (condizione comportante oneri aggiuntivi e particolari); 2) usualmente opera nell’anno per un tempo e un volume ridotto rispetto a un esercizio alberghiero; 3) una legge del 2006 classifica i suoi manufatti ancora come «abitazioni rurali», quindi non nati come aziendalmente funzionali all’attività alberghiera, e sono di taglio e superficie naturalmente eccedentari rispetto a quella; 4) in vista del proporzionato, ragionevole e adeguato uso della discrezionalità tecnica dalla legge riconosciuto ai Comuni, se questa deve essere riconosciuta ex lege per i “fabbricati rurali ad uso abitativo”, conseguentemente deve esserlo anche per quelli agrituristici che produrrebbero rifiuti di qualità non remota rispetto ai primi».

«La parificazione tariffaria cassata sarebbe affetta da eccesso di potere per trattamento eguale di situazioni ineguali e violazione dei principi di proporzionalità, ragionevolezza e adeguatezza – prosege la nota – E’ necessaria una classificazione autonoma (con apposite sottocategorie), e alla luce dell’art. 3 della Costituzione, realisticamente proporzionata alla connotazione specifica dell’attività e all’effettiva capacità di produzione, per quantità e qualità. La scelta si rende necessaria anche in considerazione della diversa articolazione del servizio di raccolta rifiuti tra centro abitato e campagne ed in relazione alle strutture ricettive alberghiere e di ristorazione. Negli agriturismi non si effettua il minimo servizio di raccolta rifiuti porta a porta o del verde aziendale ed in considerazione del fatto che i rifiuti speciali prodotti in tali aree vengono infatti smaltiti direttamente dalle aziende agricole, fruendo normalmente di un servizio di raccolta specifico. Relativamente ai fabbricati rurali ad uso abitativo, pare opportuna l’applicazione della riduzione tariffaria, prevista dal D.L. 6 dicembre 2011 n. 201, data la diffusa auto-produzione di molti prodotti alimentari (es. ortaggi, frutta e carni) e dal successivo smaltimento mediante compostaggio dei rifiuti organici».

«Inoltre – conclude la nota – dato anche quanto apparso negli organi di stampa a firma Coldiretti-Terranostra Grosseto, pare opportuno un confronto anche con le associazioni di categoria ai fini di una piena condivisione delle scelte discrezionali al fine di evitare contenziosi dannosi per i cittadini e per l’Ente che data la giurisprudenza citata risulterebbe soccombente».

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