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Il direttore generale della Asl D’Urso: «Per essere credibili bisogna portare a termine i progetti in tempi certi»

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GROSSETO – Prima uscita ufficiale a Grosseto per il nuovo direttore generale dell’Azienda Asl Toscana sud est Antonio D’Urso, che questa mattina è intervenuto alla presentazione della nuova struttura residenziale per la cura della salute mentale che sorgerà a Santa Fiora.

D’urso sta effettuando una serie di incontri con operatori, medici e dirigenti. «Il presidente Enrico Rossi mi ha affidato un’azienda complessa per estensione e caratteristiche, anche della popolazione che ha caratteristiche differenti sull’Amiata piuttosto che sulla costa, come confermano anche i sindaci che ho incontrato. I primi cittadini mi hanno chiesto continuità nei progetti già tracciati da Enrico Desideri».

Ieri ho inaugurato la Casa della salute a Stia, stamani ho incontrato i sindaci e la Società della salute, tra un’ora ho l’incontro con professionisti, medici, infermieri e tecnici nell’auditorium dell’ospedale. L’Azienda riparte da qui: dal suo territorio e dai professionisti. I sindaci avranno me come riferimento».

«L’Azienda ha lavorato bene e il disegno aziendale è ben fatto. Non credo che si debba mettere in discussione il modello aziendale: non concentriamoci sulla cornice, ma sui risultati. Per questo chiedo di essere puntuali: per realizzazione qualcosa servono obbiettivi e risorse. Siamo credibili ad una condizione di base: che se dico che farò una cosa la faccia, e la faccia nei tempi detti. Meglio pochi obiettivi ma che siano fattibili, raggiungibili, così che i cittadini possano vedere la realizzazione delle opere. L’idea è anche di portare a termine le opere che sono in cantiere da tempo» prosegue.

Poi D’urso parla del personale che è «aumentato, specie su Grosseto. La politica attuata è quella di far girare i professionisti e questo ha garantito un incremento prestazioni. Il presidente Rossi ha garantito che l’Ester ci darà la possibilità di sostituzione del personale che andrà in pensione con quota 100. Ovviamente è in gioco la questione delle specialità mediche perchè non è solo problema quantitativo, ma qualitativo. Ci sono settori, tipo l’anestesia, dove le scuole di specializzazione non garantiscono il necessario numero di professionisti. Manca la programmazione formativa rispetto alle necessità di un territorio».

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