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Gavorrano ricorda Elena Maestrini: «Non la scorderemo. È figlia di tutti noi» fotogallery

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GAVORRANO – Un mazzo di rose e tulipani, posato ai piedi del leccio piantato in memoria di Elena Maestrini, con il sottofondo musicale dal vivo dell’oboista e amico della famiglia, Gaetano Schipani, è stato il gesto finale della cerimonia di commemorazione questo pomeriggio alla sede dell’associazione Auser a Bagno di Gavorrano.

Nella giornata del terzo anniversario del tragico incidente di pullman in Spagna, in cui la giovane studentessa gavorranese fu strappata alla vita insieme ad altre 13 compagne di viaggio, il momento del ricordo è molto doloroso. Tra amici e parenti e alla presenza dei genitori di Elena, Roberta Murgia e Gabriele Maestrini, il presidente dell’Auser Vasco Sammicheli e il sindaco Andrea Biondi hanno cercato di trovare le parole giuste per ribadire la vicinanza di un’intera comunità alla famiglia e a tutti coloro che, con la scomparsa di Elena, hanno perso anche un pezzo della vita propria. «Vi ringrazio molto – sono state le poche parole di Gabriele Maestrini – per la vostra vicinanza e il vostro affetto nei nostri confronti. Questa è l’unica cosa che posso dire oggi, altrimenti ho soltanto parole amare sull’istruttoria, ma non è questo il momento».

Oltre a un ricordo doloroso, nella giornata di oggi la parola chiave è senz’altro “giustizia”.

«Non dimenticheremo mai – sono state le parole di Vasco Sammicheli – quel pullman che il 20 marzo 2016 alle ore 6 del mattino decideva di mettere crudelmente fine alla vita e ai sogni di 13 ragazze. Con loro sono terminate anche le vite di altrettanti genitori, amici e parenti, ma soprattutto non dimentichiamo che oggi, dopo tre anni, la giustizia spagnola non ha ancora voluto mettere fine a una vicenda dalla quale stiamo sempre aspettando giustizia. Certo, non potrà rendere le ragazze alle proprie famiglie ma potrebbe permettere ai loro cari di incanalare il proprio dolore nei silenziosi meandri del proprio cuore. Non dimentichiamo che abbiamo messo le nostre ragazze nelle mani di quelle associazioni parauniversitarie che avrebbero dovuto garantire la loro incolumità ma che invece non si sono assunte nessuna responsabilità».

«Elena – ha aggiunto – è diventata la figlia di tutti noi, abbiamo imparato ad amare i sorrisi e i dolcissimi occhi verdi. Siamo tutti genitori di Elena perché tutti noi comprendiamo l’immensità di questa tragedia e soffriamo l’incolmabile vuoto che lei ha lasciato».

«Il ricordo di quella tragica giornata è ancora un groppo in gola – ha ribadito anche il sindaco Andrea Biondi – e molto vivo nella nostra comunità, così com’è vivo e forte l’abbraccio alla famiglia. Cerchiamo di mantenerlo vivo tutti i giorni anche con la battaglia giudiziaria che i genitori legittimamente stanno portando avanti insieme ai genitori delle altre vittime della tragedia Erasmus. Tutti noi siamo stati colpiti da questa tragedia, in quanto vicini di casa, amici o genitori, perché le piccole comunità sono fatte di ricordi e questi ricordi fanno sì, che ogni momento di vita vissuta al suo interno appartiene un po’ a tutti; il fatto di conoscere, di aver visto crescere, di aver convissuto alcune esperienze, ci fa essere ancora più feriti e toccati. L’amministrazione comunale sarà sempre a fianco dei genitori di Elena che portano avanti questa battaglia legale e speriamo di poter riuscire a dare giustizia, soprattutto perché queste tragedie non devono più accadere. Non è possibile che delle ragazze, che vanno a vivere un’esperienza così bella, possano morire per un incidente stradale evitabile. Il grido di giustizia, quindi, non deve essere forte solo da parte dei genitori ma da parte di tutta la comunità».

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