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Sciopero per il clima: anche gli agricoltori aderiscono alla battaglia di Greta

GROSSETO -“Come Confederazione abbiamo sempre sostenuto ed appoggiato ogni iniziativa che sottolinei i rischi dovuti ai cambiamenti climatici;  come agricoltori dunque domani daremo il nostro totale sostegno allo sciopero che vedrà studenti e cittadini scendere in piazza per chiedere che i Governi si muovano in una direzione tale da non decretare la fine del nostro lavoro  che porterebbe  alla fine del Pianeta Terra”. Piena e totale solidarietà dunque da parte di Cia-Grosseto al più grande sciopero globale per il clima  nato dalle proteste della giovanissima attivista svedese Greta Thunberg.

“Questo tema per noi è sempre stato prioritario – spiegano Claudio Capecchi ed Enrico Rabazzi rispettivamente presidente e direttore della Confederazione grossetana – sappiamo che proprio questa è la sfida più urgente che tutti dobbiamo affrontare,  ad iniziare dalla politica passando dai cittadini senza dimenticare le nostre aziende. L’agricoltura da vita e senza agricoltura non ci sarà un futuro e già oggi, purtroppo, le continue anomalie hanno già creato danni forse senza rimendio. Da anni ogni nostra Assemblea Nazionale, ma anche quelle locali, hanno dato ampio spazio a discussioni e dibatti relativamente a  questa minaccia. Siccità, ghiacciate, alluvioni, carenza di acqua sono questioni con le quali dobbiamo quotidianamente convivere tanto che ci sembra di poter dire che,  forse,  siamo stati proprio noi i primi a subire le conseguenze di questo clima bizzarro. Come rappresentanti del settore primario ci siamo organizzati e abbiamo introdotto sistemi produttivi sostenibili e poco inquinanti ma da soli non possiamo vincere questa battaglia. Abbiamo bisogno di una consapevolezza planetaria e immediata. Abbiamo approfittato di ogni iniziativa, locale, nazionale ed europea per chiedere misure urgenti senza ottenere grandi risultati.  Va ricordato che proprio questa piaga, che caratterizza oramai anche il nostro territorio, è una delle maggiori minacce alla sicurezza alimentare, crea danno alle produzioni, riduce i miseri redditi del settore primario e, non ultimo, va anche ad incidere sui budget delle famiglie”.

“Se non vi saranno dei progetti concreti sarà impossibile continuare con il nostro lavoro e anche tutti i nostri prodotti a marchio e di qualità,   che ci distinguono, rimarranno un semplice ricordo. Più in generale  questi cambiamenti  sono anche il primo motivo di povertà nel mondo, di conflitti e di migrazioni da territorio a territori.  Danni al nostro ambiente e danni alla salute delle persone – concludono Capecchi e Rabazzi – Per questo domani ci uniremo come agricoltori a questo grido internazionale sperando che anche la politica voglia fare la sua parte”

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