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Crisi del latte, la denuncia: «In Maremma l’agricoltura va a picco insieme all’allevamento»

GROSSETO – “Ora che le elezioni in Sardegna sono terminate ci auguriamo che la questione latte ovicaprino, sfociata in manifestazioni di pazza, non torni nel dimenticatoio e che le tante promesse non rimangano semplici enunciazioni” a dirlo sono i vertici della Cia di Grosseto in una nota.

“Le proteste degli allevatori – dice la Cia – hanno fatto luce su un settore ai limiti della sopravvivenza, un comparto che in provincia di Grosseto deve fare i conti anche con la presenza dei predatori e con le conseguenze che vi saranno in Toscana a seguito del movimento sardo, ma più in generale, la rabbia dei pastori, è stata occasione per ribadire lo stato di crisi in cui versa tutta l’agricoltura italiana”.

“Da anni come Confederazione- sottolineano il Presidente e il Direttore – abbiamo chiesto attenzione e sostegno, abbiamo fatto incontri e stilato proposte cercando di trovare soluzioni accettabili per gli agricoltori. Arrivati a questo punto, se non ci saranno interventi urgenti dobbiamo prendere atto che rischiamo seriamente che l’agricoltura, quella della nostra tradizione, rimanga solo un ricordo . Negli ultimi anni anche in provincia di Grosseto abbiamo assistito a una progressiva chiusura di aziende agricole, aziende storiche che da generazioni hanno lavorato la terra e sfamato i cittadini con prodotti di qualità. Quello che oggi vediamo , è la conseguenza di una politica poco attenta, di una burocrazia sempre più opprimente e costosa, subiamo la mancanza di infrastrutture adeguate, di una corretta informazione sulle nostre attività, di carenza di progetti di promozione e controlli specifici sui prodotti che entrano nel nostro territorio a costi bassissimi. A tutto questo si deve aggiungere il cambiamento climatico, il fatto che molte aziende sono ancora poco strutturate e poco propense all’innovazione, alla cooperazione e a fare squadra. L’insieme di questi fattori ci rendono meno competitivi, anche se, chiedere altri sforzi a chi oramai ha un reddito da fame e si trova impegnato con le banche, è molto difficile”.

“Una delle piaghe – sottolinea la nota – è infatti la scarsa remunerazione a fronte di costi di produzione in costante aumento. Se si esclude una parte del settore vitivinicolo tutti gli altri sono in perdita: dall’allevamento all’ortofrutta (per il quale abbiamo chieste un tavolo urgente alla politica regionale) dalla cerealicoltura al comparto olivicolo. Siamo consapevoli che ricette precostituite, purtroppo, non esistono, ma ora è il tempo di agire senza esitazione. Come rappresentanti del mondo agricolo – precisano i dirigenti Cia-Grosseto – non abbiamo mai chiesto più di quanto ci è dovuto ma pagare i premi , gli indennizzi e i contributi nei tempi previsti potrebbe dare un po’ di ossigeno al settore. Serve anche una maggiore equità lungo tutta la catena distributiva: è sotto gli occhi di tutti infatti che, arrivati sugli scaffali, i prezzi lievitano a dismisura e questo senza che nelle tasche del produttore arrivi un centesimo in più. Chiediamo inoltre maggiori controlli sui prodotti esteri, anche a marchio UE, allettanti perché a un prezzo inferiore ma dalla dubbia provenienza e salubrità; la prassi della triangolazione dei prodotti si traduce con forza in concorrenza sleale e dannosa”.

“I nostri agricoltori si sono impegnati a lavorare con tecniche sostenibili – conclude la Cia – rispettando la biodiversità, sono custodi del territorio e dell’ambiente, applicano le regole dell’etica produttiva; le nostre aziende sono la garanzia della qualità del Made in Tuscany e Made in Italy, ma il costo di tale garanzia non può essere solo a carico dei contadini per questo serve che le regole della reciprocità tra Stati vengano rispettate . Se l’agricoltura intesa in questo modo sparisse a causa dell’impossibilità di avere un reddito garantito, le conseguenze sarebbero devastanti. Un processo, oggi, già parzialmente in corso nelle zone maggiormente svantaggiate abitate solo da pensionati. La mancanza di prospettive si traduce, inevitabilmente, in un allontanamento dalle aree rurali con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti noi. Partendo dunque dalla crisi del latte ovicaprino – concludono da Cia Grosseto – chiediamo alla politica, soprattutto ministeriale, di essere al nostro fianco e di consentirci di fare quello che meglio sappiamo fare: lavorare onestamente, per il territorio, per la salute delle persone e per dare forza alla nostra immagine a livello internazionale.”

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