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Pastori ancora in piazza: «Il latte vale meno del televoto di Sanremo. Ci costringono a gettarlo» fotogallery

GROSSETO – «Siamo stanchi, di vederci pagare 60 centesimi un litro di latte, costa meno dell’acqua, meno del televoto a Sanremo, siamo arrivati non ce n’è più per nessuno». È un grido disperato quello lanciato dai pastori maremmani in questa seconda manifestazione per il prezzo del latte. Anche oggi, in piazza, i pastori hanno rovesciato a terra, nei tombini, litri e litri di latte. «Questo latte è il nostro sangue – affermano – e ce lo stanno levando tutto».

Il corteo di un centinaio di allevatori è partito dal vallo degli Arcieri ed è arrivato in piazza Rosselli, qui, prima di incontrare il Prefetto, i pastori hanno versato il latte. «Per quanto ci viene pagato tanto vale regalarlo o buttarlo. Vogliamo un prezzo del latte adeguato e uguale in tutta Italia, il prezzo deve essere adeguato alla qualità».

Lo Stato, la politica, il sindacato, sono questi i “nemici” secondo i pastori «Vogliamo uno Stato che ci prenda per mano, vogliamo continuare a fare il nostro mestiere, il mestiere che ci hanno insegnato i nostri avi, non vogliamo essere un peso per la società ma una risorsa, noi siamo un presidio per il territorio, i tutori dell’ambiente».

La rabbia dei pastori è contro chi trasforma «chi strangola gli allevatori e si arricchisce. Dal Brennero, dai porti, arriva di tutto». «Questo è l’unico modo per far capire alla politica che la situazione è insostenibile – afferma Mirella Pastorelli del comitato pastori d’Italia -. La politica concretizzi quel che ha promesso, o questi fiumi di latte scorreranno in tutta Italia. La domanda che ci dobbiamo fare in questo momento è: i caseifici, in questo momento, con quale latte stanno lavorano?».



«La crisi del latte è profonda e strutturale – afferma il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna -. Le misure tentate finora, anche quelle più lodevoli, non riescono ad incidere in maniera risolutiva, poiché provano a tamponare una marea che non è più arginabile. Sono convinto che da questa difficoltà complessa si possa uscire solo con il coraggio: la politica, a tutti i livelli, deve avere la forza di agire in maniera congiunta e programmatica. Ho già convocato, come presidente dalla Provincia, per il prossimo 20 febbraio una assemblea con tutti i sindaci del territorio, insieme alle associazioni di categoria, per affrontare il problema e condividere la mia proposta: credo che sia necessario che il Governo riunisca intorno ad un tavolo di crisi la Grande distribuzione, gli operatori della trasformazione ed i produttori della materia prima: quella sarà la sede titolata per ridare dignità ad un settore strategico, perché presidio prezioso del territorio, un settore nel quale il prezzo del latte è rimasto fermo agli anni Novanta».

«Il tavolo di crisi dovrà lavorare ad un piano, che sia almeno triennale, di bilanciamento tra domanda e offerta, per il sostegno, la promozione e l’internalizzazione del commercio dei prodotti lattiero-caseari che garantisca ai produttori della materia prima un prezzo minimo di vendita di un euro per ogni litro di latte destinato alla trasformazione. Lo Stato potrebbe sostenere le sole Gdo che decidano di sottoscrivere l’accordo sotto forma di concordato con gli altri attori della filiera attivando ad esempio un credito di imposta. Necessario però anche l’aiuto diretto ai produttori sotto forma di aiuto accoppiato a ettaro o a capo ovino allevato. Il tavolo dovrà essere nazionale, presieduto dal governo e avere una valenza almeno triennale per garantire ai componenti della filiera certezza sugli investimenti. Solo così si può tentare di aggredire la crisi strutturale che da decenni attanaglia il settore e che sta per infliggergli il colpo di grazia. Non c’è più molto tempo» conclude il sindaco.

«Prima con 100 capi mantenevi la famiglia, ora non ne bastano mille. Ci hanno costretto a fare un gesto malsano, che non si dovrebbe mai fare – affermano i pastori -. Dopo 30 anni di trattative nessuno ci ha ascoltato. Quello che si sta versando adesso è frutto di sudore e di fatica, e non vale nulla».

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