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«Il mio compagno, chiamato mendicante perché nero, e postato su Facebook» l’amarezza di una grossetana

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GROSSETO – «Mi avevano avvertita che avere una famiglia mista avrebbe comportato tante battaglie, ma mai e poi mai, avrei creduto che più si va avanti con gli anni e più si va indietro con l’umanità». Inizia così la lunga lettera inviata da una nostra lettrice. La mail è stata scritta in piena notte «Non riesco a dormire per un post che mi è stato mandato, trovato su Facebook: si tratta del mio compagno con il nostro amato cagnolone Poldo. Ho scritto una lettera per la persona che ha scritto tali parole e per chi la pensa come lei». Nella foto, che pubblichiamo, si vede il fidanzato della ragazza con il loro cane e sopra un commento che dice parlando del cane “Sta con un mendicante di colore in piazza del mercato non credo che sia suo se qualcuno riconosce il cane”.

«Forse il problema è la mancanza di cultura, di conoscenza della storia. Il governo ci vuole ignoranti, qualcuno deve pur prendersi la colpa per tutte le cose che non funzionano – continua Martina -. Il cuneo fiscale pesa come un trave sulle spalle di ogni cittadino e allora a chi dare la colpa? A ricchi politici con sorrisi rassicuranti o “all’uomo nero”? Dai diciamocelo, fanno anche un po’ paura e poi lo diceva anche la nonna quando ci cantava la ninna nanna “ti darò all’uomo nero che ti tiene un anno intero”. Facile rifarsela con loro, no? Basta inventarsi che lo Stato gli dà 35€ al giorno senza fare niente quando invece un operaio che lavora 8 ore al giorno, poi poco importa se l’uomo nero questi soldi non sa nemmeno come sono fatti. Vittima di speculazione prima ancora di nascere, nelle loro terre “colonie” europee, per poi venire in Italia a far carburare il motore dell’accoglienza».

«Io con l’uomo nero ho deciso di passarci più di un anno intero, vorrei passare tutta la vita con un uomo che ha enorme rispetto per me, affetto, sincerità, stima. Tanta gente che lo conosce dice “ma lui è diverso, fossero tutti come lui quelli che arrivano”. Ma se invece tutta questa categoria di “profughi” fosse uguale? Se la differenza tra lui e gli altri fosse solo nel fatto che lui lo conosci e gli altri no? Avreste mai pensato che tanti di loro non vogliono venire da noi? Che migrano all’interno del loro continente per cercare lavoro e poi si trovano vittime di prigioni lager dalle quali se scappi o prendi i rischi del mare o rischi di essere ripreso e ucciso per essere evaso. E sai come mai ti mettono in prigione?! Senza motivo, perché i soprusi e gli abusi nell’anarchia sono concessi».

foto razzismo

«Chi sceglie di rischiare la sua vita in un viaggio della speranza, le sue battaglie le ha già combattute. Sai quanto coraggio o forse disperazione, ci vuole per arrivare in una nazione dove devi partire da zero per imparare una lingua, per trovare una casa, un lavoro ma molto prima per avere dei vestiti da indossare, cibo per mangiare e un letto dove dormire? E poi – chiede -? Quello che hai ancora da conquistare è tanto, la fiducia delle persone, la stima, il rispetto, una tua posizione scalando la società proprio dalla base. Tutto perché sei segnato da una pelle colorata, che non ti sei fatto da solo e che devi portare addosso ogni giorno come se fosse una colpa. Noi, bianchi in una nazione bianca, tutto questo lo abbiamo come diritto alla nascita ma se fossimo stati nelle sue stesse condizioni, saremmo stati anche noi i “profughi” di qualche nazione come la storia ci insegna e se tu fossi allergico ai libri di storia, basta prendere un aereo ed andare all’estero per sentirsi ancora chiamare “Italia mafia, Al Capone”».

«Ma c’è chi queste battaglie le combatte e le vince. il mio guerriero, con il suo cuore puro e gli occhi sinceri, ha imparato la lingua, sta prendendo un diploma, ha preso la patente, ha un lavoro e un ruolo in costruzione nel mondo dello sport ed è fidanzato con una donna direttore per la nostra provincia per un’azienda dove, visto il rapporto speciale che si crea con i clienti, la fiducia e credibilità sono fondamentali. Proprio per questo non accetto che la mia famiglia si possa trovare derisa e umiliata sulla pubblicità piazza mediatica, solo perché secondo lei una persona di colore deve essere per forza un barbone e se ha uno splendido cane deve essere per forza di razza e rubato».

«Sì, torniamo a lei, la paladina della giustizia, colei che difende gli animali, che difende i più deboli, un vero leone… da tastiera. Quello che lei ha chiamato mendicante di colore che ha rubato un bellissimo cane che non è suo, è uno splendido uomo che stava vicino alla sua donna mentre lavora, perché mi sostiene sempre. E quel cane non è suo, è vero, era di qualcuno che dopo averlo picchiato lo ha abbandonato. È un cane traumatizzato che nonostante lo avessi già da 7 anni, mai era stato così felice come ora che ha un padre che lo ama. È vero che ci è stato rubato qualcosa, questo uomo c’ha rubato il cuore. La sua unica colpa? Indossare questo giubbotto “tamarro”, glielo avevo detto anche io che non mi piaceva ma mai avrei creduto che potesse suscitare tanto scalpore» conclude.

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