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Le ragazze del liceo classico in visita alla mostra di Ambrogio Lorenzetti

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MASSA MARITTIMA – Le alunne del Liceo classico di Massa Marittima hanno visitato la mostra di Ambrogio Lorenzetti, allestita nella città del Balestro, e hanno scritto una recensione inviata ai giornali.

“Mattinata intensa quella di sabato scorso per le ragazze iscritte al Liceo Classico di Massa Marittima che, accompagnate dalle loro insegnanti Meucci e Luti, hanno visitato i principali monumenti della città e la mostra dedicata alla figura di Ambrogio Lorenzetti – affermano nella nota scritta da loro stesse -. Guida d’eccezione proprio la professoressa Meucci, che da vent’anni svolge il lavoro di accompagnatrice turistica e da quest’anno è anche insegnante di storia dell’arte nel liceo cittadino. Chi meglio di lei poteva guidare le alunne attraverso le strade della città a caccia di curiosità tra i monumenti della Massa medievale?”

“E’ stato veramente interessante comprendere l’etimologia del nome della città, scoprire la simbologia che sta dietro agli stemmi che raffigurano i terzieri, capire perché la Torre del candeliere si chiama così – affermano nel resoconto fatto dalle studentesse -. Molto affascinante la storia del santo patrono Cerbone, di cui ricorre la festa proprio il 10 Ottobre, effigiata come un fumetto sulla sua arca collocata all’interno del Duomo. Ma sicuramente la cosa che ha più colpito le studentesse è stata la visita alla mostra temporanea di Ambrogio Lorenzetti, ospitata fino al 4 novembre all’interno del Museo di San Piero all’Orto”.

“Concepita come un’appendice di quella più grande che è stata allestita a Siena lo scorso anno, la mostra vuole dare testimonianza del passaggio del famoso pittore senese in Maremma. Ospita infatti 10 pezzi in totale: oltre alla Maestà in trono con bambino, di proprietà del museo massetano, sono presenti opere prestate per l’occasione da altri musei. Pur non essendo molte, tuttavia ci si può fare un’idea di quelle che furono le innovazioni introdotte dall’artista attivo nella prima metà del XIV secolo: colpisce infatti il realismo con cui il pittore raffigura i personaggi protagonisti dei suoi quadri che spesso vengono colti in atteggiamenti naturali e del tutto “umani”. Come la Madonna protagonista del cartone preparatorio per gli affreschi che ornavano le pareti dell’Eremo di Monte Siepi presso San Galgano, la quale, sorpresa dall’arrivo dell’Arcangelo Gabriele che le viene ad annunciare la notizia della sua futura gravidanza, si ritrae impaurita dall’apparizione improvvisa ed è colta nell’atto di aggrapparsi a una colonna: atto umanamente comprensibile in una situazione del genere. Ma ai monaci di San Galgano il disegno non piacque: fino a quel momento le madonne erano rimaste sempre impassibili di fronte agli angeli, tanta debolezza non era concepibile”.

“Così Lorenzetti dovette trasformare il progetto e dare al suo soggetto un atteggiamento più dignitoso e in linea con la precedente iconografia. Altrettanto insolite le pose che assumono i bambini di Lorenzetti ritratti in braccio alla madre: c’è quello che viene colto nell’atto di “fare una bizza” spalancando gli occhi spiritati e piantandoli in faccia agli spettatori, quello che scalpita con i piedini. Insomma finalmente dei neonati colti nei loro atteggiamenti tipici, non fermi impalati come erano stati ritratti fino ad allora. Ma il vertice Lorenzetti a Massa lo raggiunge dipingendo la Maestà in trono con il bambino: qui madre e figlio sono colti nell’atto di guardarsi reciprocamente, i due volti si toccano e la mamma bacia la sua creatura sfiorandogli le labbra. Un momento tutto intimo la cui dolcezza attrae inevitabilmente gli spettatori. E intorno tutta una schiera di angeli e santi a fare da cornice. Le tre virtù teologali stampate sui tre gradini su cui poggia il trono in cui è assisa la Madonna e i tre colori che li caratterizzano sono una reminiscenza dantesca: bianco il primo cui è scritto fides, verde il secondo quello della spes, rosso il terzo dedicato alla caritas. La fiducia in Dio, la speranza della salvezza eterna, l’amore che ci lega al prossimo: i tre pilastri della cristianità, i tre punti di riferimento per l’uomo medievale che viveva in un mondo tutto intriso di cultura religiosa”.

“E infine il dipinto della Crocifissione con il suo chiaro messaggio: solo nella morte c’è democrazia, ci accomuna tutti; e un posto in Paradiso non ci si guadagna con la ricchezza, ma con le buone azioni – scrivono le ragazze -. Una lezione che sembra non essere stata recepita sul momento né dai fedeli né dalle alte sfere della chiesa, vista la vergogna della vendita delle indulgenze: per denunciarla ci vorranno un monaco tedesco e ancora due secoli di storia! Dopo le opere realizzate in Maremma il pittore divenne così celebre che, una volta tornato in patria, gli fu commissionata l’opera che realizzò all’apice della sua carriera e che lo consacrò come caposcuola della pittura civile: il celeberrimo affresco in cui è raffigurata l’Allegoria del Buon governo e del cattivo governo, realizzato sulle pareti del Palazzo civico di Siena, un monito per i governanti di allora, ma che contiene messaggi validi anche per i politici di oggi. Chiudiamo rivolgendo un invito alla popolazione del territorio: venite a vedere questa piccola mostra, che nella sua modestia offre veramente tanti spunti di riflessione. Se poi, come abbiamo fatto noi, abbinerete la visita a una passeggiata attraverso i monumenti cittadini, avrete veramente un quadro completo di quello che è stato lo splendido passato di Massa Marittima. Ma affrettatevi, perché le opere di Lorenzetti resteranno esposte solo fino al 4 novembre: dopo questa data faranno ritorno ai loro musei d’origine”. 

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