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#tiromancino: un’estate da piangere e il turismo che flop

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Pare brutto dirlo nel momento clou della stagione turistica, ma meglio Cassandra ora che Solone col senno di poi. A consuntivo, quest’estate in Maremma il turismo metterà quasi certamente a segno un bel flop.

Oramai la tendenza della stagione estiva 2018 sembra tracciata. Anche se per settembre Federalberghi prevede sul piano nazionale un +0,5% delle prenotazioni nelle strutture ricettive – cosa che probabilmente avrà un impatto significativo nelle città d’arte e in alcune specifiche destinazioni balneari – in provincia di Grosseto l’andazzo non è esattamente entusiasmante. I primi timidi segnali di allarme sono arrivati da alcune dichiarazioni di rappresentanti di categoria già a inizio luglio, alle quali poi s’è associata qualche isolata voce di operatori turistici che manifestavano preoccupazione. Da un paio di settimane, invece, il passaparola all’insegna del pessimismo corre veloce di bocca in bocca: i turisti scarseggiano e quelli che ci sono spendono poco. Il pienone delle due settimane centrali d’agosto è dato per scontato, ma in ottica di consuntivo stagionale è il classico fuoco fatuo.

La tentazione alla quale in molti cedono alquanto volentieri è quella di invocare l’alibi del maltempo, un vero e proprio evergreen autoassolutorio. Giugno e luglio, indubbiamente, non sono stati né caldi né clementi come quelli dello scorso anno, per cui alcuni hanno anche l’ardire di sentirsi autorizzati a prendersela con i portali internet di previsioni meteo. Responsabili, per così dire, di scoraggiare l’afflusso dei vacanzieri. Peraltro, a parte gli “scienziati” de noantri che continuano a negare l’impatto del global warning, è decisamente inevitabile imparare a convivere con i capricci del clima.
Ma questa, chiaramente, è una cortina fumogena alzata per non fare i conti con i deficit strutturali che dall’inizio del terzo millennio azzoppano l’offerta turistica maremmana. Deficit che non riguardano solo i clamorosi e inguardabili ritardi nella dotazione delle infrastrutture pubbliche di collegamento – procrastinati dai nuovi arrivati al governo – ma che almeno nella stesa misura hanno a che vedere con la bassa competitività di cui soffre buona parte del tessuto imprenditoriale turistico ricettivo. Il quale, col pretesto della crisi, negli anni scorsi ha tirato i remi in barca puntando tutto sulla riduzione del costo del lavoro, senza preoccuparsi d’innalzare gli standard dei servizi per recuperare rispetto a una domanda progressivamente più debole. Detto in altre parole – un po’ come succede al povero Pd dopo la batosta elettorale del 4 marzo – rispetto al tema della competitività come destinazione turistica, in provincia di Grosseto si continua a rinviare la discussione sul tema centrale: il rapporto qualità prezzo dei servizi turistici.

Eppure i segnali che la crisi prima o poi sarebbe deflagrata c’erano tutti: a partire dalla bassa internazionalizzazione dei flussi in entrata e dalla difficoltà a raggiungere la soglia dei 6 milioni di presenze turistiche, più volte annunciata come a portata di mano. Ma anche lo striminzito aumento dello 0,3% delle presenze dello scorso anno, a fronte del +3,8% della media regionale.

Lo stesso Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana (Irpet), appena lo scorso maggio, aveva certificato questo stato di crisi mettendo in evidenza che nell’ultimo decennio in provincia di Grosseto le presenze turistiche erano cresciute solamente dello 0,9% rispetto, ad esempio, al +12,7% della costa livornese. Una stasi preoccupante che equivale di fatto a un arretramento.

Con ogni probabilità quindi l’estate 2018 passerà alla “storia” come quella del redde rationem per il settore turistico maremmano. A questo giro non ci saranno più alibi per nessuno, e bisognerà discutere in modo costruttivo del rapporto fra prezzi e qualità dei servizi, che poi è il motivo vero delle lamentele dei turisti. I quali non hanno di sicuro sempre ragione – tutt’altro – ma che ad ogni modo si stanno accorgendo che, per dirne una, le coste albanesi, bulgare e macedoni sono a portata di mano e di portafoglio, garantiscono un mare bellissimo e offrono strutture ricettive nuove di zecca e dotate di ogni confort. Un po’ come è successo vent’anni fa per le coste di Slovenia e Croazia.

A questo giro la Regione Toscana – assorbito col consueto ritardo il colpo della dipartita delle Province come livello intermedio di programmazione e accoglienza/informazione turistica – arriverà all’appuntamento con le carte in regola: c’è la nuova legge regionale sul turismo con il relativo regolamento; stanno partendo gli Ambiti ottimali omogenei con gli Osservatori tristici di destinazione; Toscana promozione turistica ha impostata la strategia di medio periodo per la valorizzazione del turismo puntando sui poderosi portali www.visittuscany.it e www.intoscana.it; è stato lanciato il marchio “Costa Toscana” con la relativa campagna di promozione (in Emilia Romagna lo facevano da mo’). Ora toccherà giocare le proprie carte al sistema turistico ricettivo nel suo complesso, al cui interno gli operatori specializzati sono da sempre afflitti da egoismo e antagonismo localista, oltreché mediamente da una scarsa propensione all’investimento e da un’alta passione per le rendite di posizione.

Può apparire disdicevole dirlo per ferragosto, ma a volte le cose spiacevoli è bene affrontarle per tempo. Che magari può uscirne qualcosa di buono per tutti.

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