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Codice rosa, il modello nato a Grosseto: oggi è una rete regionale che protegge le vittime di violenza

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FIRENZE – In Toscana il Codice Rosa è un progetto attivo già da sette anni (nato nel 2010 nella Asl 9 di Grosseto, è diventato poi progetto regionale nel 2011), che assicura una risposta efficace alle vittime di violenza che si presentano nei pronto soccorso degli ospedali toscani, e garantisce una presa in carico e un accompagnamento in tutte le fasi di un percorso dedicato, attivando molteplici soggetti istituzionali. Dal 2012 al 2017, nei pronto soccorso della Toscana si sono registrati 17.363 casi di Codice Rosa (14.940 adulti, nella stragrande maggioranza donne, e 2.423 bambini). Nel 2017 sono stati 3.142 (2.592 adulti e 550 bambini).

“Il progetto del Codice Rosa, nato nel 2010 a Grosseto e poi progressivamente esteso a tutte le Aziende sanitarie e ospedaliere, è ormai una realtà consolidata”,  dice l’assessore al diritto alla salute e al sociale Stefania Saccardi. “L’esperienza toscana ha fatto da apripista, diffondendosi poi in tante altre regioni. Dal 2014 è diventato un protocollo nazionale e sta ora riscuotendo grande attenzione anche in Europa. In ogni pronto soccorso degli ospedali toscani c’è una corsia riservata e un team multidisciplinare che si prende cura delle persone vittime di violenza e abusi. E il Codice Rosa – sottolinea Saccardi – è diventato sempre di più un percorso di tipo sociosanitario: perché una donna non venga poi abbandonata una volta uscita dal p ronto soccorso, abbiamo voluto una forte integrazione tra politiche sanitarie e sociali, per assistere anche sul piano sociale e psicologico le persone vittime di violenza che si sono presentate al pronto soccorso. La Rete regionale Codice Rosa collega e coordina tutte le forze che all’interno del servizio sanitario toscano lavorano per offrire alle vittime di violenza e abusi un aiuto pronto e tempestivo, articolato e complesso. In questo Percorso Donna, i Centri antiviolenza hanno un ruolo fondamentale e centrale”.

“Il Codice Rosa – chiarisce la dottoressa Vittoria Doretti, responsabile della rete regionale – è una Rete clinica tempo-dipendente, in grado di attivare connessioni tempestive ed efficaci per fornire risposte immediate alle esigenze di cura delle persone, per il riconoscimento e la collocazione in tempi rapidi del bisogno espresso all’interno di percorsi sanitari specifici. Definisce le modalità di accesso ed il percorso socio-sanitario, in particolare nei servizi di emergenza urgenza delle donne vittime di violenza di genere (Percorso donna) e delle vittime di violenza causata da vulnerabilità o discriminazione (Percorso per le vittime di crimini d’odio – implementazione della direttiva 2012/29/EU sugli standard minimi di diritti, supporto e protezione delle vittime di crimini d’odio – Hate Crime) . Definisce anche le modalità di allerta ed attivazione dei successivi percorsi territoriali, nell’ottica di un continuum assistenziale e di presa in carico globale. Il percorso può comunque essere attivato in qualsiasi modalità di accesso al SSN, sia esso in area di emergenza- urgenza, ambulatoriale o di degenza ordinaria, come più dettagliatamente specificato da procedure aziendali”.

Cos’è il Codice rosa – Il Codice Rosa è un percorso speciale in Pronto soccorso per chi subisce violenza. E’ riservato in particolare alle donne vittime di violenza di genere (Percorso Donna), e ad altre vittime di violenza sottoposte a discriminazione, sempre con un approccio gender sensitive. La Rete regionale Codice rosa opera in collaborazione con la rete territoriale dei Servizi socio-sanitari, con enti e Istituzioni e in particolare per il Percorso Donna con la Rete dei Centri antiviolenza, in linea con le direttive nazionali e internazionali.

La rete regionale Codice Rosa, evoluzione di un progetto avviato già nel 2010 (nella Asl di Grosseto), è il risultato dei nuovi assetti organizzativi studiati e messi in campo dal Sistema sanitario regionale per offrire una risposta tempestiva e qualificata a un fenomeno ancora così diffuso.

Il progetto – Il Codice Rosa nasce nel 2010 nella Asl 9 di Grosseto come progetto pilota, con la finalità di assicurare un più efficace coordinamento tra le diverse istituzioni e competenze per dare una risposta efficace già dall’arrivo della vittima di violenza in Pronto soccorso.

Nel 2011, con la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra la Regione Toscana e la Procura Generale della Repubblica di Firenze, diventa progetto regionale. Il Progetto regionale Codice Rosa prevede percorsi gender sensitive di accoglienza, cura e tutela delle persone vittime di violenze e abusi. Nel gennaio 2014 si completa la diffusione a livello regionale con l’estensione della sperimentazione a tutte le Aziende sanitarie toscane.

Da progetto a Rete regionale – Nel 2016 è stata costituita la Rete regionale Codice Rosa per gli interventi a favore di persone adulte e minori vittime di violenze e/o abusi. La Rete regionale Codice Rosa è un sistema in grado di attivare connessioni tempestive ed efficaci per fornire risposte immediate alle esigenze di cura delle persone, per il riconoscimento e la collocazione in tempi rapidi del bisogno espresso all’interno di percorsi sanitari specifici.

La struttura organizzativa regionale – La rete regionale, composta da oltre 800 operatori, è così caratterizzata:
1. Responsabile della Rete regionale Codice Rosa
2. Comitato regionale Codice Rosa
3. Comitato di Area Vasta Codice Rosa
4. Rete aziendale Codice Rosa

Gli obiettivi – Gli obiettivi della rete prevedono di:
– favorire il riconoscimento precoce dei casi di violenza assicurando efficaci percorsi dedicati
– coordinare e mettere in rete le diverse istituzioni e competenze, per fornire una risposta efficace già dall’arrivo della vittima al pronto soccorso
– attivare, quando necessario e/o  richiesto, le Reti territoriali per dare continuità alle azioni successive al momento di cura erogato nelle strutture di pronto soccorso con la presa in carico territoriale successiva, sulla base della valutazione delle esigenze di tutela e protezione delle vittime mediante percorsi rispondenti alle loro esigenze
– assicurare omogeneità di intervento sull’intero territorio regionale.

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