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Anche in Maremma la crisi si combatte diventando “Neo-contadini”

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GROSSETO – Non serve essere contadini a tempo pieno per tornare alla natura e all’autoproduzione: l’importante è compiere scelte concrete. La differenza tra contadino e neo-contadino è che oggi si può diventare contadini per scelta

L’alternativa neo-contadina è diventata oggi un libro, dopo una lunga esperienza di vita, che l’autore vuole proporre come antidoto alla disoccupazione e alla crisi del sistema

La crisi del sistema? Anche in Maremma la migliore delle soluzioni è tornare alla terra e alla natura, ricominciando a essere contadini anche solo part-time. Anzi, più che contadini si dovrebbe dire neo-contadini. Il come e il perché lo spiega Sergio Cabras, autore del libro L’alternativa neo-contadina, che ha provato in prima persona un’esperienza di vita a contatto con la natura, tornando all’autoproduzione e soprattutto cambiando la propria visione del mondo per non dipendere dal sistema capitalista-consumista che sta affossando sempre più la società.

“Il mio lavoro nasce – ha spiegato Cabras – con la volontà di far vedere come sia possibile essere contadini anche soltanto part-time, senza però tralasciare la coscienza civile ed ecologica. Il neo-contadino, rispetto a quello che succedeva fino a qualche decennio fa, è infatti figlio di un tempo in cui si può scegliere di essere contadini. L’impiegato, il musicista, lo scrittore, il falegname, per fare qualche esempio, possono diventare neo-contadini dedicando parte della giornata al rapporto con la terra, creandosi un proprio pezzo di orto, alcuni alberi da frutta e magari poche galline. L’importante è raggiungere un certo livello di autoproduzione che consenta da un lato di non dipendere completamente dal sistema dominante, e dall’altro di rispettare in pieno l’ambiente e la natura”.

Sergio Cabras è un 55enne romano che nel 1982 ha lasciato la capitale per andare a vivere in campagna in Umbria, unendosi alle occupazioni rurali del Monte Peglia dove numerosi giovani giungevano da tutta Italia per recuperare e ripopolare terreni e casolari demaniali abbandonati. Dal 1990 vive e lavora nella sua piccola azienda agricola biologica. Nel 2014 ha pubblicato con l’editrice Eurilink il suo primo libro, Terra e futuro. L’agricoltura contadina ci salverà, premiato come secondo miglior libro nella sezione saggistica del premio Parole di terra 2015 ed è stato poi selezionato per la fase finale del Premio nazionale di divulgazione scientifica 2014. L’alternativa neo-contadina è il suo secondo libro, uscito a giugno 2017.

In pratica il suo è un ritorno alla “Vita nei boschi” descritta da Henry David Thoreau, filosofo e scrittore statunitense, che mette l’individuo al centro della società e non la ricchezza, il guadagno e il salario. “La maggior parte delle persone – continua l’autore – pensa che di fronte alla crisi di oggi ci si debba rassegnare all’alternativa tra disoccupazione e occupazione precaria. Il vero problema è invece la dipendenza totale dallo stipendio e dal denaro: la scelta di tornare alla campagna attenua proprio questa dipendenza”. In quest’ottica L’alternativa neo-contadina (Youcanprint, pp. 335, 19,90 euro) rappresenta un manuale filosofico ed esistenziale per reinventare una vita contadina che possa portare oggi al vero cambiamento grazie a una concezione del lavoro diversa da quella convenzionale, partendo non solo dalla terra ma, più in generale, dalla natura. Tutto questo implica però un cambiamento profondo nella visione del mondo.

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