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«La “class action” conferma i dati di Scarlino Energia». Parla il responsabile ambiente dell’azienda

Amedeo Zappi: «Smentite in Tribunale le affermazioni di Barocci delle scorse settimane: misure corrette e forni adeguati. Finalmente venerdì scorso è arrivata un po’ di chiarezza».

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SCARLINO – «Come si era letto sulla stampa nelle scorse settimane, Scarlino Energia era stata accusata di aver fornito misure non corrette sulle dimensioni dei forni e che questi producevano diossina in quanto inadeguati. Ebbene, nella seduta di ieri della ormai famosa “class action” i Consulenti Tecnici nominati dal Tribunale hanno confermato che i forni sono conformi alle dimensioni dichiarate e che l’impianto rispetta le regole sull’abbattimento delle diossine.» A parlare è Amedeo Zappi, “CTP di Scarlino Energia nella class action e responsabile Ambiente, Qualità e Sicurezza della Scarlino Energia.

«Le misurazioni dei forni effettuate con scanner laser da una ditta specializzata di Pisa, scelta dai Consulenti del tribunale, hanno confermato che le dimensioni dei forni dichiarate nelle documentazioni AIA del 2012 e del 2015 e nei disegni presentati dalla Scarlino Energia nel gennaio 2017 sono corrette. Sconfessati dunque i consulenti dei ricorrenti, Barocci, Annino, Rabitti, che affermavano che i diametri dei forni erano molto più piccoli di oltre un metro».

«Assai importante il secondo esito della consulenza tecnica predisposta dal Tribunale: i forni dell’impianto sono adeguati ad abbattere la diossina contenuta nei fumi prodotti dalla combustione dei rifiuti. In particolare è stato dimostrato che l’impianto rispetta il tempo di permanenza dei fumi previsto dalla normativa. Sulla base dei calcoli svolti i consulenti del Tribunale hanno comunicato di aver verificato che il valore medio dei tempi di permanenza fumi, alla T di almeno 850°C, è superiore alla soglia dei 2 secondi».

«Quanto affermato da Annino e Rabitti nelle loro note tecniche era sbagliato e la tesi sostenuta ripetutamente da Barocci ed altri riportata negli articoli di stampa del 22 dicembre scorso: “i forni dell’impianto non avrebbero le dimensioni adatte per consentire quel processo chimico che abbatte la diossina contenuta nei fumi prodotti dalla combustione dei rifiuti”, viene completamente smentita. Soddisfatta dunque Scarlino Energia, assistita dall’avv. Antichi: le accuse di non conformità dell’impianto tanto sbandierate nelle scorse settimane dai vari “tecnici” ambientalisti e dagli organi di stampa si sono rilevate prive di ogni fondamento».

«Ma la storia non è ancora finita: nei prossimi mesi verranno svolti ulteriori approfondimenti tecnici, fino al tentativo di trovare una conciliazione, una sorta di accordo tra le parti in lite promosso dai consulenti del Tribunale, tra Scarlino Energia che vuole tornare a lavorare e la “class action” che persegue l’obiettivo di non riaccendere più l’inceneritore. Entro marzo i prossimi incontri che dovrebbero portare ad una conclusione del procedimento. E intanto i lavoratori restano ad aspettare e festeggiano il loro terzo compleanno: sono ormai infatti passati 3 anni dalla sentenza del Consiglio di Stato promossa dai Comuni di Scarlino e di Follonica che ha fermato l’attività degli impianti della Scarlino Energia».

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