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Gazebo, Centrosinistra: «Procedimento farraginoso, poche domande. E c’è chi nel frattempo ha chiuso»

GROSSETO – I consiglieri Pd e Lista Mascagni intervengono sulla normativa che regolamenta i gazebo, procedimento che definiscono «farraginoso, oneroso e penalizzante per gli esercenti, già provati da anni di profonda crisi».

«Che quella dei gazebo sia questione complessa e spesso foriera di contrapposizioni tra amministrazioni ed uffici urbanistici ed edilizi da un lato, ed esercenti dall’altro, lo sappiamo bene – affermano ancora i consiglieri -. Grosseto poi ha una storia particolare. Uno degli ultimi lasciti del centrodestra grossetano quando governò la città dal 1997 al 2006 fu un regolamento – partorito nel gennaio 2006 – che finì sotto la lente d’ingrandimento della Procura provocando sequestri di strutture e decine di procedimenti penali nei confronti di tecnici del Comune, esercenti e professionisti».

«Fu costretto a rimetterci le mani nel 2010 il centrosinistra, trovando un nuovo equilibrio tra esigenze contrapposte e ponendo fine alle vicende giudiziarie che avevano caratterizzato gli anni precedenti. Che anche quel regolamento (per la precisione: l’art. 8 bis del RIEC) andasse modificato, alla luce degli orientamenti giurisprudenziali nel frattempo maturati, è possibile; che andasse modificato nel modo in cui il sindaco e l’assessore all’urbanistica Rossi hanno poi fatto, è tutto da discutere. Ed è l’oggetto della querelle che ci contrappone dal settembre del 2016 all’attuale maggioranza». Proseguono Lorenzo Mascagni (PD), Carlo De Martis (Lista Mascagni Sindaco), Manuele Bartalucci (PD) Marilena Del Santo (Lista Mascagni Sindaco), Circo Cirillo (PD), Marco Di Giacopo (PD), Catuscia Scoccati (PD).

«Noi sostenevamo:
a) che fosse un errore eliminare completamente gazebo e dehors dal centro storico (e su questa decisione – adottata inizialmente – la giunta ha poi fatto fortunatamente dietro front)
b) che il procedimento adottato per modificare la normativa fosse troppo farraginoso, oneroso e penalizzante per gli esercenti, già provati da anni di profonda crisi».

Vorremmo aver avuto torto, ma ad onta delle continue promesse di soluzione, i fatti ci stanno purtroppo dando ragione – continuano -. Poche domande di concessione per le aree da ricevere in concessione (molti imprenditori si sono scoraggiati e non hanno neppure partecipato); ancor meno assegnazioni; nessun gazebo, a stagione invernale abbondantemente iniziata, ancora installato. Anche perché, chiuso il farraginoso iter di concessione delle aree, si apre ora quello finalizzato all’autorizzazione della strutture, rispetto al quale si è già capito che i problemi non mancheranno (uno tra tutti: i parcheggi pertinenziali). La sensazione – ma è più di una sensazione – è che l’amministrazione sia finita in un cul de sac dal quale non riesce ad uscire».

«Ma il fatto che maggiormente lascia l’amaro in bocca è che i tempi con cui l’amministrazione sta gestendo la vicenda sono del tutto incompatibili con le esigenze di chi ha bisogno di queste strutture. Un esempio? Un esercizio collocato tra quelli nel tessuto antico cittadino fa domanda di concessione dell’area perché d’inverno senza struttura non può lavorare; passano i mesi, l’esercizio è costretto a chiudere. Ieri, a conclusione dell’iter di concessione appare beffarda la notizia che è uno dei pochi ad essersi aggiudicato un’area. Troppo tardi!»

«Siamo sinceramente preoccupati per tale stato di cose che sta contribuendo – se mai ve ne fosse bisogno – a desertificare l’area centrale della città, dove si trova la maggior parte dei richiedenti, con evidenti conseguenze in termini di degrado urbano. Per tali ragioni è paradossale che il sindaco si vanti di aver risolto il problema. Per soluzione il primo cittadino intende forse trovare il modo di far chiudere tutto, così non ci saranno più problemi di autorizzazioni et similia? Passi poi per le accuse rivolte all’opposizione, rea di raccontare le cose per come sono (l’assessore Rossi ci accusa addirittura di fare “terrorismo sulla pelle della gente”). Quello che non è invece ammissibile è sminuire il problema quasi che fosse affar che riguarda “solo” 11 attività su una realtà di 83.000 abitanti. Qui il sindaco Vivarelli Colonna si sbaglia. Perché se non si danno risposte in tempi adeguati a quelle attività, non ci rimettono solo 11 esercenti, le loro famiglie ed i loro dipendenti: ci rimette l’intera città che perde lavoro e presidi naturali del territorio. Il sindaco e l’assessore Rossi se la prendano pure con noi, se questo li aiuta! Ma risolvano anche se fuori tempo massimo il caos (mai termine fu più che adeguato) che hanno creato!» Conclude la nota.

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