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Nuova legge per la coltivazione delle piante officinali, Sani: «Opportunità per le imprese agricole»

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GROSSETO – La prossima settimana la commissione Agricoltura della Camera dei deputati avvierà l’esame dello schema di decreto legislativo, AG n. 490, in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali. Decreto sul quale si è aperta un’accesa discussione, animata da alcune associazioni di erboristi.

«La scelta di approvare una nuova normativa che sostituisse quella risalente al 1931 – spiega l’on. Luca Sani, presidente della XIII commissione Agricoltura della Camera – è conseguente al boom produttivo delle piante officinali registrato negli ultimi anni, tanto che la produzione nazionale soddisfa appena il 30% del fabbisogno del Paese. Il settore, in questo senso, ha ampie potenzialità di crescita per i diversi impieghi cui si prestano le piante officinali, e quindi può rappresentare un efficace strumento di sostegno al reddito delle imprese agricole».

«Con la nuova legge, coltivazione e prima lavorazione delle piante officinali – spiega Sani – vengono inquadrate nell’attività agricola, superando l’attuale regime che stabilisce l’obbligo per chi coltiva e fa una prima trasformazione di avere la qualifica di erborista. L’orientamento maturato in commissione Agricoltura, in accordo con la relatrice on. Alessandra Terrosi, è quello di salvaguardare la figura dell’erborista, riconoscendone il valore professionale e scientifico, ritenuto determinante per sviluppo, crescita e sicurezza della componente della filiera legata alla trasformazione e commercializzazione di prodotti finiti in campo farmaceutico, alimentare, cosmetico ed altro ancora».

«Nella riorganizzazione e potenziamento dell’intera filiera che ruota intorno alle piante officinali, pertanto, gli erboristi avranno solo da guadagnare in forza delle loro professionalità acquisite nei percorsi di studio consolidati da tempo. L’obiettivo di Governo e Parlamento, infatti – conclude Sani – è solo quello rendere il comparto maggiormente dinamico e competitivo rispetto alle sue potenzialità, così come di sviluppare una filiera Made in Italy e la valorizzazione di produzioni con un’identità territoriale più forte».

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