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Infermieri InForma: gli apparecchi gessati come usarli. Ecco una facile guida

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Torna la rubrica curata dal Collegio Ipasvi di Grosseto. Qui trovate tutte le altre puntate: www.ilgiunco.net/tag/infermieri-informa/

Dott.ssa Francesca Toninelli, Infermiera Libera Professionista e Dott.ssa Fulcia Marini, Dottore Magistale in Scienze Infermieristiche e tutor nel CDL in Infermieristica

L’apparecchio gessato, così come le docce gessate ed i tutori vengono usati ampiamente in campo ortopedico per sostenere, proteggere le strutture ossee e quelle molli (tendini, legamenti, muscoli) che hanno subito un trauma. L’apparecchio gessato, più comunemente gesso, è un sistema che ha lo scopo di “ridurre” una  frattura, ossia mantenere ferme le ossa nella posizione fisiologicamente corretta, promuovendone la loro guarigione attraverso l’immobilizzazione con conseguente formazione di callo osseo e successivo consolidamento dei segmenti ossei lesionati. Esistono gessi interi o circolari o chiusi (trattamento di scelta per le fratture, consente micromovimenti), gessi aperti o docce gessate (usate quando l’arto è troppo gonfio per essere ingessato e solitamente sono seguiti da gessi chiusi) infine esistono i gessi da carico, che vengono usano per le fratture agli arti inferiori e, sui quali, è possibile caricare peso e camminare. La struttura gessata può essere confezionata sia da medici specialisti ortopedici sia da infermieri esperti, questi ultimi logicamente seguiranno la prescrizione medica e sotto controllo e supervisione del medico ortopedico. Esistono apparecchi gessati con fibre di gesso e fibre di resina, quest’ultime più leggere, ma molto costose e per questo non sono usate in sanità pubblica; attualmente la tendenza che si sta sperimentando in America è rappresentata dal Cortex Cast, una sorta di esoscheletro, realizzato in 3 D tramite un macchinario all’avanguardia e costituito da materiali  innovativi riciclabili e riutilizzabili. Forse questo rappresenterà il futuro in ortopedia, ma fino a quando questa tecnica non verrà approvata, occorrerà avvalersi dei mezzi di immobilizzazione sopra menzionati.

Diventa fondamentale al fine del buon esito del trattamento, non solo che l’apparecchio sia ben confezionato, ma anche la persona che lo porta, sia adeguatamente addestrata per la gestione e la cura del gesso al fine di mantenere la propria autonomia nelle attività di vita quotidiana. Inoltre potrebbe succedere che durante il trattamento con l’apparecchio gessato, la persona possa riscontrare alcuni “fastidi”, che deve riconoscere e tempestivamente riferire al proprio medico o al personale sanitario operante al Pronto Soccorso, in quanto segnali di allarme di un problema di salute importante, conseguenza del confezionamento del gesso.

Le due più temibili e rilevanti complicazioni da apparecchio gessato sono: la sindrome compartimentale e la trombosi venosa profonda. La prima, identificabile attraverso un edema profondo localizzato a livello dei fasci muscolari, aumenta la pressione all’interno degli stessi e può determinare dolore, compressione vascolare, linfatica e nervosa. Solitamente il dolore compare durante il movimento od al termine di questo, viene descritto dal soggetto che lo avverte, come sensazione di bruciore e/o crampo, che tende ad aggravarsi con la flessione attiva del segmento corporeo interessato. Inoltre può essere accompagnato da formicolii e ridotta sensibilità della cute e diminuita capacità motoria. La Trombosi Venosa Profonda (T.V.P.) è, invece, una formazione di un coagulo di sangue in una vena profonda, da cui può staccarsi una parte (embolo) che viene trasportata dal flusso sanguigno in circolo e può occludere vasi venosi terminali o fermarsi nei polmoni dando origine, nei casi gravi, ad un’embolia polmonare.

Le raccomandazioni che seguono non vogliono essere né esaustive dell’argomento né tanto meno sostitutive della consulenza medica a tale riguardo, ma vogliono informare maggiormente i cittadini su tale argomento.

PERCHÉ È IMPORTANTE RICONOSCERE I SEGNALI DI PERICOLO LEGATI ALL’USO DEL GESSO? Perché la presenza di uno e/o più di questi segnali potrebbe accelerare i tempi, permettendo di diagnosticare precocemente una delle sopra citate patologie, quindi COSA FARE SE SI RICONOSCONO?

  1. Contattare/Informare tempestivamente il proprio medico curante
  2. Contattare/Allertare il 118 o la Guardia Medico
  3. Recarsi al Pronto Soccorso, meglio se Pronto Soccorso Ortopedico

QUALI SONO I SEGNALI DI ALLARME A CUI PRESTARE ATTENZIONE?

  1. Presenza di gonfiore e costrizione da parte dell’apparecchio gessato
  2. Intorpidimento e/o formicolio della zona ingessata
  3. Variazioni di temperatura (freddo, caldo) e colorito cutaneo (pallido, rosso, violaceo, blu-nero) delle estremità dell’arto interessato
  4. Bruciore e/o parestesie (alterazione della sensibilità cutanea) della zona interessata
  5. Perdita di movimento attivo delle dita dell’arto ingessato

PRINCIPALI PROBLEMATICHE NELLA GESTIONE QUOTIDIANA DELLE ATTIVITÀ DI VITA E NELLA MOBILIZZAZIONE DERIVANTI DALL’APPARECCHIO GESSATO:

  • Se è interessato un arto inferiore potranno verificarsi difficoltà a camminare e nel mantenere l’equilibrio e nella deambulazione, con conseguente esposizione a rischio di caduta; inoltre restrizioni all’uso della parte interessata per evitare che l’arto si muova ed il gesso possa deposizionarsi
  • Se è interessato un arto superiore potrebbero verificarsi difficoltà a mantenere l’equilibrio ed a svolgere le comuni attività giornaliere di vita (mangiare, lavarsi, vestirsi, pulizia della casa, ecc.)

SE SI PRESENTASSE PRURITO COSA FARE? – Potrebbe succedere, soprattutto nei mesi più caldi, che la persona possa avere prurito nell’area cutanea coperta dal gesso, in quanto vi è una maggiore sudorazione e ridotta mobilità, ma NON dobbiamo MAI provare a grattare la parte introducendo all’interno dell’apparecchio gessato oggetti acuminati (penne, bastoncini, ferri da calza), in quanto vi è un elevato rischio di creare lesioni cutanee con conseguenti infezioni, ne tanto meno provare ad introdurre polveri aspersorie. Se persiste rivolgersi al proprio medico curante o al Pronto Soccorso Ortopedico per consulenza.

È POSSIBILE LAVARSI CON IL GESSO? – Indubbiamente la risposta è SI, anche se sarebbe preferibile lavarsi a pezzi per tutto il periodo in cui si ha il gesso. Se proprio non è possibile fare a meno della doccia, utilizzare le schermature impermeabili o sacchetti salvagesso, reperibili nelle farmacie e/o sanitarie, in alternativa è possibile utilizzare due strati impermeabili di plastica: pellicola trasparente e sacchi di plastica grandi da giardinaggio o rifiuti, robusti in modo tale da non far entrare il gesso a contatto con l’acqua, evitando di bagnarlo od inumidirlo. Ricorda che l’acqua indebolisce la struttura e l’umidità macera ed irrita la cute sottostante l’apparecchio gessato.

È POSSIBILE GUIDARE CON IL GESSO? – NO, non si può guidare in quanto questo impedisce i liberi movimenti alla guida (art. 169 comma 1 Codice Stradale) e la violazione di tale disposizione prevede una sanzione (art. 169 comma 10 Codice Stradale)

Poiché il gonfiore causato dalla lesione/trauma che ha provocato la frattura può generare pressione nel gesso durante le prime 24-72 ore, potrebbero risultare utili le seguenti INDICAZIONI:

SOLLEVARE L’ARTO: durante le prime 24-72 ore posizionare l’arto interessato sopra il livello del cuore (posizione di scarico); se il gesso è applicato all’arto inferiore, questo dovrà essere mantenuto elevato o a letto o in poltrona, posizionando uno o più cuscini sotto. Se il gesso è applicato ad un arto superiore è necessario un reggi-braccio/alza-braccio (acquistabile nelle sanitarie e/o farmacie) affinché la mano risulti più in alto per aiutare la circolazione di ritorno.

ESERCIZIO: Durante tutto il periodo di trattamento è necessario che le estremità distali (dita) degli arti interessati vengano mosse lentamente dalle 2 alle 4 volte al giorno (secondo prescrizione medica) per facilitare il ritorno venoso e prevenire rigidità articolare e gonfiore.

GHIACCIO: Soprattutto sopra la parte morbida della doccia gessata, durante le prime 24-48 ore. Meno indicato nel gesso chiuso, comunque sarà sempre cura dell’ortopedico e/o dell’infermiere esperto decidere se applicarlo o meno e le dovute modalità (solitamente una durata di 20 – 30 minuti con una frequenza di massimo 4-5 volte al giorno). Ricordarsi che il ghiaccio dovrà essere contenuto in un sacchetto impermeabile/borsa del ghiaccio e successivamente avvolto in un panno al fine di non bagnare né rendere umido l’apparecchio gessato.

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