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Siccità, Cia chiede lo stato di calamità: «A rischio il futuro del territorio»

GROSSETO – Cia Grosseto torna a parlare di siccità, una delle peggiori calamità degli ultimi anni. Una situazione drammatica per tutto il territorio provinciale: non piove da mesi e le risorse idriche sono oramai ridotte ai minimi storici, il settore sperava in precipitazioni autunnali ma le aspettative sono state ampiamente deluse.

“La Maremma sembra un arido deserto e i dati forniti sulle risorse idriche disponibili spazzano via ogni illusione. Le poche gocce cadute negli ultimi due mesi non sono servite a dare respiro a un’agricoltura in profonda sofferenza” commenta il vice presidente regionale e presidente grossetano Cia Enrico Rabazzi .

“Nel corso di  questo orribile 2017 tutte le aziende e tutte le colture hanno subito danni, dal settore viticolo a quello olivicolo con ripercussioni  incalcolabili, basti pensare al calo di produzione, circa il 40 % per quello viticolo, a fronte di costi elevati e a un mercato non in grado si assorbire aumenti di prezzi. Tra i settori in maggiore difficoltà – spiega Rabazzi –al primo posto di questa tragica classifica troviamo quello zootecnico. Un anno senza acqua, con riserve idriche praticamente esaurite e bestiame che ha bisogno di essere accudito giornalmente”.

“Siamo arrivati all’autunno con una fienagione compromessa;  speravamo in un settembre-ottobre acquoso ma così non è stato. Oggi ci troviamo con erbai compromessi se non addirittura distrutti da questo clima bizzarro. Una siccità senza pietà. Mancano anche le scorte di fieno e quelle pochissime che sono disponibili hanno raggiunto prezzi proibitivi. Semine che non avranno un frutto, e la tragedia è che oltre ad aver buttato soldi e lavoro, la prossima primavera registrerà il colpo di grazia quando mancherà la sussistenza per il bestiame. In definitiva due anni di profonda crisi, un quadro catastrofico il cui esito è purtroppo scontato. Sono molte le aziende  che per cercare di salvare il salvabile, ammesso che questo sia possibile, dovranno vendere gli animali. Una vera umiliazione oltre che una sconfitta per chi ha fatto di questo settore una ragione di vita, ma anche per i consumatori e il territorio tutto”.

“I cambiamenti climatici non sono più eventi isolati – precisa Rabazzi – ma oramai una costante, e la politica molto avrebbe dovuto e potuto fare in questi anni per evitare il peggio. Oggi però le polemiche sono inutili e sterili. Oggi servono fatti e non parole. Per questo come Cia Grosseto  chiediamo urgentemente che si proceda con lo stato di calamità, serve un aiuto concreto. Pensiamo- conclude il presidente – agli oneri fiscali e a una indennità compensativa che copra almeno in parte le perdite. Se le previsioni sono queste, mancanza di acqua, di erbai per il pascolo e di fieno, il risultato sarà quello di un settore irrimediabilmente compromesso. Per questo, per il futuro di tutto il settore primario, per garantire una buona e sana  agricoltura oltre alla sopravvivenza delle nostre aziende chiediamo risposte urgenti. Ora come non mai  è il tempo di dimostrare quanto conta l’agricoltura nel nostro Paese,  le promesse non servono più, e come sempre, noi che di questo viviamo ci aspettiamo, almeno dalla politica, una risposta  concreta”

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