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#tiromancino: la strada ritrovata, senza geotermia niente viabilità

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Forse le aree a vocazione geotermica della provincia di Grosseto stanno ritrovando la strada di casa. E dopo anni di declino nell’Amiata grossetano e nel distretto di Larderello, Monterotondo Marittimo e Montieri, si va delineando una strategia per uscire dal tunnel di una lunga crisi.

L’uovo di colombo è il “progetto d’area dei comuni geotermici” promosso da Regione Toscana e Enel, concessionaria dello sfruttamento di uno dei maggiori bacini geotermici del mondo, per il quale la società versa alla Regione 4 milioni di euro all’anno.

Grazie all’accordo, infatti, da quest’anno al 2024 le zone geotermiche della provincia di Grosseto avranno un finanziamento di 17,7 milioni di Euro (63,5% del totale) destinati all’adeguamento della viabilità. In particolare a quello della strada provinciale 64 “Cipressino” che collega Paganico all’Amiata, e della strada regionale 439 “Sarzanese-Val d’Era” che collega Follonica a Volterra. Ma non solo.

Per capire bene perché si tratta di un reale cambio di marcia, va fatto qualche passo indietro. Fino a poche decine di anni fa la geotermia distribuiva ricchezza reale attraverso i tanti posti di lavoro generati, sia alle comunità dell’Amiata che a quelle del bacino di Larderello-Monterotondo Marittimo. Poi l’evoluzione tecnologica ha drasticamente ridotto l’impiego di personale – oggi una delle grandi centrali di Enel da 20 a 40 MWh è gestita in remoto e funziona con 10-20 addetti – e questo è andato di pari passo con il progressivo declino economico e demografico delle zone a vocazione geotermica. Nel frattempo Enel ha capitalizzato al massimo i profitti, limitandosi a versare agli Enti locali le royalties dovute per legge a compensazione della presenza delle sue centrali sul territorio.

L’altro corno del problema del decadimento socio-economico delle due aree geotermiche, sostanziatosi nella mancanza di occasioni di lavoro, è l’arretratezza delle infrastrutture viarie che collegano queste enclave agli snodi logistici e viari. Il combinato disposto è che l’Amiata grossetano, con i suoi 18.500 abitanti, e le Colline metallifere, che ne hanno 44.000, soffrono pesantemente l’impatto della crisi che più o meno dal 2009 ha martellato anche in provincia di Grosseto. Le poche aziende di medie dimensioni che producono reddito e danno occupazione rimaste sull’Amiata, da Corsini a Tosti, da Grandi salumifici italiani e Coop amiatina, a caseifici e oleifici, ad esempio, combattono quotidianamente con gli alti costi della logistica dovuti a una viabilità pericolosa e obsoleta. Inadeguata a sopportare il transito dei Tir. Stesso ragionamento vale per l’area geotermica a nord delle Colline metallifere.

Ad aprire un varco nel cul de sac in cui si sono ritrovati i due distretti geotermici, è arrivato in queste settimane proprio l’accordo tra Regione Toscana ed Enel che ha istituito il fondo regionale per la geotermia. Indirizzando le risorse – 32 milioni complessivi per la Toscana – all’adeguamento della viabilità. Unica possibilità per dare ossigeno a un tessuto economico in evidente stato di ipossia. I quattrini in questione, peraltro, sono quelli previsti fino al 2024, in attesa di una valutazione più puntuale che la Regione sta facendo della profittabilità dello sfruttamento da parte di Enel della risorsa geotermica. Per cui è prevedibile che in futuro le risorse possano lievitare, a tutto vantaggio dei due territori. Naturalmente per accelerare i tempi a queste risorse andrebbero aggiunte quelle regionali. E, non sarebbe male, quelle che Enel versa agli Enti locali a titolo compensativo.

L’adeguamento generale della strada provinciale 64 “Cipressino”, per capirsi, costerebbe intorno ai 50 milioni di Euro. Ed il suo completamento in un arco di tempo ragionevole sarebbe un toccasana non solo per le aziende manifatturiere dell’Amiata, ma anche per l’intero settore agricolo e per quello del turismo.

L’abbozzo strategico dell’intera operazione, ad onor del vero, risale a qualche anno addietro. Ed è frutto dell’iniziativa a suo tempo presa da Leonardo Marras in veste di presidente della oramai “defunta” Provincia di Grosseto. Oggi evidentemente ripresa in veste di consigliere regionale, in accordo con il presidente della Regione Rossi. Caso raro, a prescindere dagli schieramenti in campo, di operazione lungimirante guidata dalla politica che programma azioni concrete per lo sviluppo economico in una prospettiva a medio termine.

Naturalmente, in coerenza con i cortocircuiti che troppo spesso paralizzano l’Italia, questa strategia confligge con una opposta e contraria, guidata da alcuni comitati, che da anni fanno la guerra allo sfruttamento della risorsa geotermica. Soprattutto sull’Amiata.

Ogni opinione da questo punto di vista è legittima. Ma è chiaro che prima o poi bisognerà trovare una modalità condivisa per far convivere sviluppo economico, tutela della salute e dell’ambiente. Fino ad oggi ha prevalso la sindrome di Nimby (not in my backyard – non nel mio cortile ndr) a prescindere da una imparziale e serena valutazione dei dati scientifici. È successo per la geotermia, per eolico e fotovoltaico, per le biomasse. Sta succedendo con i gessi rossi prodotti da Venator (ex Huntsman Tioxide). Sempre giocando sull’equivoco del cosiddetto “impatto zero”, che nelle attività di produzione energetica, come in quasi tutte quelle di natura economica, non può essere una prospettiva realistica. Mentre andrebbe molto semplicemente fatta un’analisi costi/benefici, naturalmente salvaguardando la salute delle persone. Che peraltro dagli studi ufficiali disponibili non viene considerata in pericolo.

Nel frattempo la produzione energetica da fonti rinnovabili nel 2015 ha raggiunto il 53% di quella complessivamente prodotta in Toscana, e di questa il 73% (6.185 GWh sui 15.229 di produzione energetica totale) è riconducibile alla geotermia. In forte ascesa anche considerando i prossimi investimenti.

Quanto alla demografia, a passarsela molto male è l’Amiata con appena 18.500 abitanti, dei quali il 31,6% sono pensionati e il 15,52% stranieri. Meglio le Colline Metallifere (dov’è l’area geotermica di Monterotondo) che ne ha 44.000, di cui il 24,4% pensionati e il 10,45% stranieri.

Comunque sia speranza di ripresa economica e geotermia sono legati l’una all’altra.

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