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La Maremma da primato: il Crisba inventa un nuovo modo di conservare i cereali

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GROSSETO – In questi giorni, al 29esimo Salone internazionale del biologico e del naturale di Bologna, sarà presentato il brevetto per la conservazione ecosostenibile dei cereali. Una tecnologia sulla quale il Crisba, Centro ricerche strumenti biotecnici nel settore agricolo forestale dell’istituto Leopoldo II di Lorena di Grosseto, ha condotto sperimentazioni per due anni al fine di dimostrare l’efficacia nel preservare i cereali in stoccaggio nei silos dall’attacco d’insetti infestanti e di funghi patogeni senza l’utilizzo di prodotti chimici disinfestanti.

La collaborazione, tutta grossetana, fra la Eurosider e il Crisba continua a produrre grandi risultati per l’innovazione in ambito agroindustriale.

I risultati delle ricerche, condotte anche con la collaborazione del Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agroambientali dell’Università di Pisa, sono stati premiati come esempio di buone pratiche agronomiche al Seeds&Chips – The Global Food Innovation Summit di Milano nel maggio 2017, nonché presentati su riviste e in convegni scientifici di settore fra cui la conferenza internazionale sul post raccolta dei cereali dello scorso Luglio a Lubiana

A seguito delle conferme sperimentali, il sistema Eurosider si sta diffondendo e riscuote l’interesse sia di aziende di piccole dimensioni che dei grandi centri di stoccaggio: sono stati già realizzati alcuni impianti di conservazione in azoto in diverse parti d’Italia e la tecnologia viene apprezzata soprattutto dagli operatori del settore biologico, in ragione proprio della eco-sostenibilità del brevetto. Ciò, abbinato anche alla maggiore qualità del prodotto stoccato, in cui sono assenti residui di disinfestanti chimici e vengono preservate le caratteristiche qualitative, crea anche un grande valore aggiunto al prodotto finale.

Proprio queste peculiarità sono alla base della partecipazione al Sana di Bologna dove, nel padiglione 25, è presente lo stand espositivo di Eurosider. Ancora una volta la collaborazione fra le due realtà grossetane fornisce un buon esempio di come, anche a livello locale, investire in ricerca scientifica significa stimolare l’innovazione e la produttività del comparto agroindustriale.

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