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Centro storico ancora preda dei vandali. Il sindaco: «Una vergogna per tutta la città»

GROSSETO – Nuovi atti vandalici al Bastione Maiano, con i muri imbrattati di scritte. Dura presa di posizione del sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna.

“Il valore del nostro patrimonio è enorme – scrive il sindaco – È necessario partire da questa consapevolezza per attuare un cambiamento profondo nei cuori dei nostri cittadini. Quello che sta succedendo al Bastione Maiano, restaurato dalla precedente Amministrazione con i soldi di tutti, è vergognoso: l’accanimento che i vandali dimostrano nei confronti di questo monumento della nostra città ha dell’incredibile”.

“Negli anni, innumerevoli sono stati gli episodi deprecabili – ricordda il sindaco -Dal 2013, quando il monumento è stato riconsegnato alla città, il Comune ha speso una media di 4mila euro annui per intervenire nel risanare gli sfregi. Gli ultimi, proprio questa settimana: ammontano a 4mila gli euro di danno causati da scellerati ignoranti che hanno costretto il Comune a chiudere l’accesso alla terrazza panoramica. Si sono accaniti spaccando i cordoli di travertino, rompendo i vetri della balaustra, imbrattando di spray le facciate antiche. Neanche le telecamere di videosorveglianza, a servizio della zona, sono un deterrente valido: i vandali arrivano incappucciati e non sono riconoscibili. Agiscono nella notte, reiteratamente, con veri e propri raid che dimostrano la loro violenza e noncuranza.

L’intervento di restauro, purtroppo, non è al momento possibile: il Maiano, quindi, resterà così, esposto alla vergogna di tutti, cittadini e turisti, fin quando non saranno reperite le somme necessarie al suo ripristino. Uno sfregio per l’intera comunità grossetana, una ferita dolorosa alla nostra storia e identità. Il nostro impegno comune sarà anche in azioni di formazione nelle scuole e nelle associazioni per veicolare il valore della nostra città. Ma non basterà: è necessario che tutti i cittadini siano vigili ed attenti nel proteggere il patrimonio che abbiamo eredito e che è di tutti. Anche di coloro che lo sfregiano senza ritegno”.

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