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Dai dolori della D alle gioie del Passalacqua, l’annata dai due volti dei giovani biancorossi

GROSSETO – Una piccola rinascita sportiva per alcuni giovani dell’Fc Grosseto. Sono una decina i torellini che hanno chiuso un’annata con più bassi che alti, fra campionato nazionale Juniores e serie D, con la soddisfazione di aver lasciato il segno nella 43esima edizione della Coppa Passalacqua – sollevata nel 2016 proprio in biancorosso. Un ritorno ad una normalità agonistica fatta di tranquillità, allenamenti e un pubblico sempre numeroso.

Uno di loro, Filippo Majuri, ha addirittura fatto bis coi colori sociali del Roselle e ritrovando l’ex compagno Diego Tuoni. “Avevo già giocato per tre anni nel Grosseto di Camilli – ha detto Majuri – quando eravamo in B. Sono ritornato due anni fa, ho fatto una stagione negli Juniores nazionali e quest’anno sono partito in ritiro con la prima squadra a Genga. Ho ottenuto diverse convocazioni e presenze. Da gennaio, purtroppo, la situazione è peggiorata ulteriormente… Per fortuna è arrivato il Roselle che mi ha fatto tornare la voglia di giocare e la stagione è finita nel migliore dei modi. Ringrazio il presidente, i mister e tutti i nuovi compagni che mi hanno dato questa opportunità. Volevo dedicare questa vittoria ai miei genitori e alla mia ragazza che mi sono sempre stati accanto, anche nei momenti più duri al Grosseto. Mi piacerebbe tanto rimanere al Roselle, soprattutto per come sono stato bene accolto e trattato”.

Ad un soffio dalla doppietta invece Riccardo Loffredo, Matteo Montani e il giovane portiere classe 2000 Thomas Fancellu, secondi classificati al Passalacqua con la maglia del Gavorrano. “Mi ha contattato il tecnico Luciano Luzzetti, che l’anno scorso ci allenò al Grosseto – ha raccontato Loffredo, tredici gettoni di presenza, quattro panchine e quattro reti in D, più altre sette al Passalacqua – La sconfitta in finale? Mi è dispiaciuto molto, pensavamo di poter vincere anche soffrendo. Perdere per un rigore è stato bruttissimo, ma onore al Roselle. Sono contento per Filippo Majuri, che è un amico. Riguardo il campionato in D è stata una bella esperienza con tante persone esperte, che mi ha fatto crescere. Ho vissuto la gioia dei gol. La responsabilità del giocare da titolare? Non mi pesava, non me ne rendevo conto perché mi piace giocare, non mi sono fatto problemi, stavo giocando per la prima squadra del Grosseto e volevo proprio questo”. Sul futuro Loffredo è incerto anche perché, come praticamente tutti i suoi compagni, non è svincolato ed è ancora tesserato dell’Fc: “Non so cosa farò l’anno prossimo, non so niente. Saprò qualcosa dopo il 30 giugno”.

Fra le semifinaliste della Coppa 2017 c’era una Nuova Grosseto Barbanella con un attacco animato dalla velocità e dalle doti di Michael Lopez, anche lui fra i primi ad essere convocato da mister Agovino in prima squadra, per collezionare più avanti tre presenze dal 1′ e una decina da riserva, con quattro ingressi a gara iniziata; con la maglia del Grifone resterà a lungo negli annali e nei cuori quel suo assist per il gol del 4-3 di Loffredo nella gara casalinga con il Ligorna, finita poi in parità.

Un ex biancorosso anche nell’altra semifinalista Albinia, ovvero Carmine Sorrentino, di cui si ricorda una chiamata per la trasferta ad Arma di Taggia. Nel Manciano arrivato fino ai quarti in un Passalacqua dominato dalle semifinaliste teste di serie si registra anche la presenza di Valerio Micoli, ex torellino con due presenze in D da inizio partita e una decina di presenze in panchina, quasi tutte in un girone di ritorno povero di allenamenti e di tranquillità. “Annata positiva ma allo stesso tempo anche negativa – ha detto – perché comunque giocare per una società che settimana dopo settimana non si sapeva come sarebbe andata avanti e per le voci che sentivamo poteva finire tutto da un momento all’altro. Per noi ragazzi un lato positivo c’è stato: esordire in D e giocare contro giocatori già affermati e più grandi, acquistando furbizia ed esperienza. Riguardo il Passalacqua è un torneo che non conoscevo bene ma che ho voluto fare vista la sua importanza qui in zona; purtroppo ho giocato meno del previsto perché la prima partita ero con la rappresentativa serie D a Viareggio per un torneo mentre nei quarti ero squalificato”.

Non hanno passato la prima fase eliminatoria della Coppa infine il Paganico di Andrea Fagnoni, l’Arcille di Raffaele Formicola, l’Alberese di Alessio Patanè, il Fonteblanda di Cristian Ricci e il Casotto Marina di Luca Minucci.

“Sono andato a Paganico più che altro perché volevo giocare al Passalacqua – ha detto Fagnoni, neo diciottenne con due anni di Grosseto alle spalle – e avendo deciso di partecipare soltanto all’ultimo le squadre disponibili rimanevano Paganico e poche altre. L’ho fatto per divertirmi senza ambire a molto dato che ero appena rientrato dall’infortunio e non ero minimamente allenato. Non rimarrò al Paganico. La mia stagione è stata piuttosto altalenante: ho iniziato non al meglio nella Juniores di Bifini ma in un’amichevole con la prima squadra sono stato notato da mister Sanna. Sono andato a fare qualche allenamento con loro fino a entrare definitivamente nella rosa. Ne sono stato molto felice e ringrazio Sanna per questa grande opportunità che mi ha dato”. Per Fagnoni due gare dal 1′, contro Albalonga e Argentina Arma, fino al terribile infortunio del 30 dicembre. “In un’amichevole contro l’Alberese mi hanno rotto i legamenti della caviglia: fuori dal campo per più di tre mesi. Da lì in poi non sono più andato ad allenarmi nè a giocare. All’ultimo ho deciso di fare la Coppa con il Paganico, mi sono divertito nonostante tutto e sono felice di aver vinto il premio per il gol più bello del torneo”.

Lapidario il commento di Formicola, convocato un paio di volte nel girone di ritorno. “Se ho imparato qualcosa quest’anno? – ha detto – C’è sempre da imparare”.

Era già stato contattato dall’Alberese a fine dicembre Patanè, quattro convocazioni in D con due ingressi in campo a inizio ripresa in un finale di stagione dove era più che mai difficile mantenere concentrazione e lucidità. “Mister Benetello mi aveva chiesto di fare il Passalaqua con loro – ha detto – ho avuto altre richieste ma penso che l’Alberese sia una societá molto organizzata, i ragazzi persone eccezionali e poi con il mister ci conosciamo da tanti anni, so cosa vuole da me e lui cosa posso dargli. E’ stata una stagione non facile, molte volte non c’erano le condizioni per partite o allenamenti ma non ho mai mollato un centimetro fino ad arrivare all’esordio in serie D dove per me era importante esserci. Mister Federici mi ha dato fiducia e lo ringrazio per questo. Al torneo Passalaqua sicuramente l’Alberese meritava qualcosa in più ma ne siamo comunque usciti a testa alta. Ogni stagione calcistica lascia sempre qualcosa e quest’ultima mi ha fatto capire che chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso”.

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