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«CasaPound è l’anomalia, Grosseto è democratica». La Cgil non scende in piazza: solo gruppetto di neofascisti

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GROSSETO – «Casa Pound è l’anomalia, Grosseto democratica è la regola. Per questo motivo, sostanzialmente domani la Cgil non parteciperà al presidio organizzato in piazza fratelli Rosselli da alcune associazioni, con le quali pure condividiamo la preoccupazione per il fiorire in città di piccoli gruppi di chiara estrazione neofascista». A parlare è Claudio Renzetti, segretario provinciale della Cgil.

«In altre parole, abbiamo ritenuto di non dover dare a Casa Pound un’importanza che non ha, nel giorno in cui inaugurerà la propria sede. Lo facciamo serenamente e senza patemi, perché sappiamo che a Grosseto le persone democratiche e di buon senso sono la stragrande maggioranza, e che le formazioni neofasciste sono solo la spiacevole eccezione che conferma la regola».

«Se ce ne sarà bisogno, e ci auguriamo questo non si verifichi mai, saremo i primi a manifestare contro il neofascismo, schierando i 250 membri del nostro servizio di sicurezza per i cortei. E in quel caso lo faremmo cercando la condivisione dei sindacati confederali e dell’Usb, delle diverse confessioni religiose e delle tante associazioni con finalità sociale, così come di tutte le forze politiche da sinistra a destra, passando per il centro. Consapevoli che l’antifascismo è uno dei valori condivisi su cui si basa la nostra convivenza civile».

«D’altra parte la Cgil sa bene qual è il proprio compito, ed ha chiaro che l’autonomia è uno dei beni più preziosi dell’organizzazione. Non siamo noi a dover dimostrare qualcosa, perché mai in alcun modo abbiamo riconosciuto cittadinanza politica o culturale a neofascisti, razzisti e violenti. Gente che ha definito i poliziotti del Silp Cgil come “bassa manovalanza e servi peggiori”».

«Così come abbiamo chiaro che nel mondo del lavoro rappresentiamo tutti, nessuno escluso. Come dimostra il nostro comportamento coerente nei confronti di chiunque governasse: contrastando duramente quando non condividevamo le scelte nel merito, o sottoscrivendo accordi nell’interesse dei lavoratori quando lo abbiamo ritenuto opportuno. Com’è successo, ad esempio, con le giunte guidate da Antichi e Matteoli, piuttosto che con Benini o Giuntini».

«Concludo con una battuta rivolta al signor Tornusciolo, che forse vive in un mondo troppo piccolo per cogliere la complessità di quel che è troppo più grande. Coi nostri 10.500 iscritti certificati residenti nel comune capoluogo, di ogni orientamento politico, ci sentiamo seraficamente al di sopra delle beghe da cortile. Allo stesso tempo, non tralasciamo di tutelare i diritti dei più deboli, tanto che nel 2016 abbiamo chiuso più di 1000 vertenze sindacali individuali. Qualcuna di queste ha riguardato anche aziende i cui titolari hanno i figli che militano in Casa Pound. E le abbiamo chiuse facendo riconoscere i diritti violati. Questa è la Cgil, se lo faccia spiegare da loro».

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