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#tiromancino: il miraggio del turismo, la Maremma e la fata Morgana

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Dietro l’opposizione all’autostrada tirrenica c’è un retropensiero mai esplicitato fino in fondo: tanto la provincia di Grosseto se la cava con turismo e agricoltura. Premessa falsa, conclusione sbagliata.

Se si guarda alla realtà per quella che è, infatti, le cose non stanno così. Al turismo è riconducibile circa l’11% del prodotto interno lordo provinciale, mentre l’agricoltura, al netto delle oscillazioni tipiche del settore primario, apporta il 4%. In entrambi i casi l’incidenza di questi due settori produttivi è in provincia di Grosseto più alta della media regionale. Ma con ogni evidenza questo territorio non può campare prevalentemente sul turismo. Questa è la cruda verità. Nonostante i circa 6 milioni di presenze ufficiali registrate nel 2016.

Anche sommando il Pil agricolo, e a entrambi quello del comparto agroalimentare (settore manifatturiero), perché coerenti con la vocazione turistica, rimarrebbe troppa strada per arrivare a “sfamare” gli attuali 223.000 maremmani. Fra l’altro, i dati sulle nuove prospettive di lavoro (IV trimestre 2016-I trimestre 2017) appena resi noti dal Centro studi e ricerche della Cciaa della Maremma e del Tirreno, mettono ancora una volta in evidenza che il mercato locale del lavoro continua a essere in crisi nera. Con pochi nuovi occupati a tempo determinato e qualifiche molto basse.

L’incremento dei flussi turistici, che comunque ha ampi margini di crescita e d’incremento della redditività, è ad ogni modo intimamente legata alla realizzazione dell’autostrada tirrenica. Per molti motivi.

Analizzandone un primo, occorre sfatare un mito coltivato con masochistica autoreferenzialità e molto provincialismo. La Maremma non è la “terra più bella del mondo”. Ma uno dei diversi bei territori italiani. Territorio, peraltro, penalizzato da una carenza disarmante d’infrastrutture, faticosamente raggiungibile da potenziali bacini di vacanzieri che potrebbero essere una miniera d’oro, come Roma o Firenze-Siena. Solo che fosse più velocemente raggiungibile. Basta andare in Liguria, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia per rendersi conto di quante zone turisticamente attraenti ci siano, con altrettanta qualità ambientale ed enogastronomica della provincia di Grosseto. Oppure come, soprattutto sull’altra sponda dell’adriatico, siano in piena corsa le zone costiere che vanno da Istria e Dalmazia fino all’Albania.

L’autostrada, quindi, serve. E serve realizzarla molto velocemente, perché i vantaggi competitivi si guadagnano o si perdono in un batter d’occhio.

Serve, la Tirrenica, anche al cosiddetto turismo verde, ambientale, e a quello enogastronomico. Perché per arrivare a Sorano, Manciano, Santa Fiora o Massa Marittima, che si arrivi da nord o da sud, bisogna prima passare per la vecchia Aurelia e poi per la viabilità trasversale. Che va anch’essa adeguata il prima possibile, come nel caso del Cipressino, per arrivare ad esempio a sciare sull’Amiata, e della Maremmana, sulla direttrice Manciano, Saturnia, Pitigliano e Sorano. Per chiarirsi, la Toscana è la prima regione italiana a essere entrata nella Adventure Travel Trade Association (ATTA). Per fare arrivare nuovi adepti di questo tipo di turismo nei nostri territori dell’interno, forse l’autostrada aiuterebbe. O no?

Sempre la Toscana. Nel 2016 la nostra regione ha raggiunto il record storico di presenze turistiche: 90 milioni. Con una crescita del 2,5% della componente italiana e del 3,5% di quella estera. A guidare la classifica continuano a essere le città d’arte: Firenze, Pisa e Siena. Pistoia è capitale italiana della cultura. Cresce, e diventa sempre più attrattiva la Toscana “minore”, composta dai borghi e dalle cittadine meno conosciute. Ma stringi stringi la raggiungibilità in tempi ragionevoli anche di queste mete turistiche diffuse, rimane un elemento di competitività del sistema. Perché San Gimignano, Certaldo, Colle Val d’Elsa o Impruneta sono più facilmente raggiungibili di Pitigliano e Massa Marittima.

Infine, ma non ultimo. L’autostrada potrebbe contribuire a suo modo all’allungamento della stagione turistica. Perché, al netto di moltissime altre considerazioni sulla qualità dei servizi turistici, accedere velocemente e in sicurezza a un territorio come il nostro, contribuirebbe senza dubbio ad avere più viaggiatori curiosi anche in quei sette mesi dell’anno, da ottobre ad aprile, in cui la Maremma sembra oggettivamente una terra semideserta.

Insomma, il discorso sarebbe ancora lungo. Ma una certezza c’è. Questo turismo, così com’è non basta a salvarci dagli effetti della crisi. L’autostrada non risolverebbe tutti i problemi, ma una mano la darebbe.

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