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Strage Erasmus, il giudice riapre le indagini sulla morte delle studentesse

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CATALOGNA (SPAGNA) – Ci saranno nuove indagini sulla strage Erasmus. Nella giornata di ieri il Tribunale di Amposta, in Spagna, ha comunicato di aver accolto il ricorso dei genitori delle vittime sull’archiviazione dell’incidente che lo scorso 20 marzo costò la vita a 13 studentesse, di cui sette di nazionalità italiana.
A novembre dello scorso anno lo stesso tribunale aveva deciso di non procedere all’incriminazione dell’autista, indagato per omicidio colposo plurimo.

Il giudice istruttore aveva preso questa decisione dopo aver constatato che «l’incidente non è riconducibile a un’imprudenza del conducente o a problemi meccanici, la condotta dell’autobus era stabile e la velocità del mezzo adeguata.» L’autista di 63 anni aveva in precedenza ammesso di “essersi addormentato”.

Dopo aver annunciato l’archiviazione del caso, il giudice aveva rinviato le famiglie delle vittime al procedimento civile. Una decisione contro cui avevano immediatamente presentato ricorso.

Si apre quindi una nuova fase; i fascicoli sono ora in mano a un nuovo giudice, il terzo in dieci mesi, che dovrà dirigere le indagini e fare luce sull’accaduto. Un punto chiave sarà l’interrogatorio dell’autista che finora non è mai stato sentito ufficialmente.

«Siamo stati avvisati ieri sera tardi dal nostro legale spagnolo – ha spiegato Gabriele Maestrini, il babbo di Elena, la giovane vittima maremmana -. Non conosciamo ancora i dettagli ma confidiamo che verranno portate alla luce tutte le cause che hanno portato a questa tragedia. Insieme agli altri genitori ci siamo rivolti a tutto il mondo per ottenere giustizia e verità. Perfino il Pubblico ministero spagnolo aveva presentato ricorso contro la decisione del giudice precedente. Sulla decisione di ieri ci contavamo molto.»

Ancora non è chiaro quali saranno i prossimi passaggi, la giustizia spagnola dovrà fare il suo corso, ma i genitori delle vittime non staranno solamente a guardare.

Perché la giustizia è una parte, dall’altro c’è la volontà comune di impedire, in futuro, stragi simili. «Stiamo preparando delle relazioni tecniche che riguardano il tratto autostradale in cui è avvenuto l’incidente – spiega Gabriele Maestrini -. Insieme a uno staff tecnico e scientifico vogliamo dimostrare la pericolosità di un’autostrada molto frequentata e senza barriere di sicurezza. Non ci fermiamo alla ricerca della responsabilità. Mai più devono succedere disgrazie del genere laddove è possibile evitarle.»

C’è un altro punto che il gruppo dei genitori, non solo quello delle vittime ma anche delle studentesse sopravvissute, porta avanti in modo deciso: la sicurezza delle gite studentesche. Un progetto europeo per il quale si è formata un’associazione in difesa della sicurezza di tutti, autisti compresi.

 

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