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Cgil, su 118 e Guardia medica è scontro con l’Asl. «Tornate indietro»

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GROSSETO – «La riorganizzazione, chiamiamola così, di 118 e guardia medica è piena di falle. Oramai è evidente a chiunque. La Cgil – scandiscono Claudio Renzetti, Cinzia Fiacchi (Fp) e Lorenzo Centenari (Spi) – lo ha detto per tempo e in ogni modo, diffidando dal procedere per semplificazioni che avrebbero messo a rischio prima di tutto la salute delle persone soccorse dal sistema di emergenza/urgenza. Per questo, nel caso si verificassero incidenti dovuti all’inefficienza dei nuovi protocolli operativi, valuteremo a seconda della gravità dei casi se costituirci parte civile nei confronti dell’Azienda Usl Toscana sud est».

Così la Cgil grossetana interviene sulla recente riorganizzazione della sanità in Maremma.

«Naturalmente speriamo che questo non succeda, ma a maggior ragione chiediamo che l’Azienda torni al precedente sistema di gestione, basato sulla centrale unica del 118/guardia medica con sede a Grosseto. Non per motivi di sciocco campanilismo, ma perché quel modello operativo ha sempre funzionato in modo egregio, diventando un punto di riferimento avanzato a livello nazionale».

«Oggi stiamo tornando indietro, con tutti gl’indicatori che evidenziano un peggioramento del servizio. Ci viene riferito di un aumento dei mezzi che viaggiano per incapacità del sistema di svolgere un triage efficiente, senza che sia aumentata l’incidenza della gravità dei fenomeni. Problemi di sincronizzazione dei mezzi di soccorso. Aumento dei costi del sistema con un abbassamento degli standard. Disorientamento dell’utenza che non capisce perché oggi ci siano due numeri telefonici diversi per 118 e Guardia medica, uno gratuito e uno a pagamento, oltretutto contattabile con grandissima difficoltà e sconosciuto ai più. Con problemi crescenti del personale sanitario a gestire un meccanismo più complicato e meno efficace».

«I problemi di oggi affondano le radici nelle sottovalutazioni del passato, nonostante da cinque anni la politica avesse espresso la volontà di unire i due sistemi di emergenza/urgenza di Grosseto e Siena, con il primo che ha meno della metà di risorse umane e strumentali rispetto al secondo».

«Ci risulta che Siena, 3.700 kmq, abbia 17 ambulanze con medico e infermiere a bordo, e un tempo massimo di arrivo al pronto soccorso di 40 minuti con una buona viabilità provinciale. Situazione di vantaggio dovuta a decenni d’investimenti finanziati anche dalla Fondazione Mps. Grosseto, 4.500 kmq, ha 13 ambulanze due sole delle quali con medico a bordo, e tempi di percorrenza sulle strade che arrivano fino a un’ora e mezza».

«La capacità di gestione e di triage preventivo della centrale di Grosseto, molto simile alla realtà di Arezzo, ha sempre dato ottimi risultati in termini di appropriatezza e tempestività d’intervento, perché il sistema si è abituato ad essere efficiente con poche risorse. Da quando tutto è passato alla gestione della centrale unica di Siena, il sistema grossetano dell’emergenza è andato in tilt, con il paradosso di un utilizzo inadeguato dei mezzi di soccorso rispetto alla gravità dei casi. Con il rischio che una persona con il ginocchio sbucciato sia portata al pronto soccorso in ambulanza, lasciando sguarnito il territorio per casi gravi. In più non è stato dato tempo agli operatori di conoscere il nostro territorio, o procedure come quelle per il soccorso via mare».

«Insomma – chiosano Renzetti, Fiacchi e Centenari – non c’è più tempo da perdere. Bisogna fermare la “macchina” prima che vada a sbattere contro un muro. E bisogna individuare in modo preciso le responsabilità di questa situazione, ma anche la strada per uscirne».

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