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Bilancio per la Camera di commercio unica, Breda «La più grande dopo Firenze. Imprese in crescita»

GROSSETO – Sono ancora molte le incertezze in merito alle funzioni future delle Camere di commercio, il decreto di riforma prevede infatti da gennaio la fusione che porterà una riduzione in Italia da 105 a 60 Cciaa. Un percorso che la nostra camera di commercio ha già intrapreso, unendosi con quella di Livorno.

«Siamo partiti con il nuovo ente dal primo settembre 2016 – ricorda Riccardo Breda – sono stati quattro mesi impegnativi, che hanno messo insieme due strutture che, complessivamente, contano oggi 77 mila 300 imprese, con un aumento di 1300 unità un dato sicuramente positivo, anche se soffriamo sempre delle scarse dimensioni delle imprese. Stanno crescendo le società di capitali, cosa che dimostra come si tenti di fare impresa in maniera più strutturata».

Le nuove Camere di commercio non potranno più concedere contributi ma daranno supporto e faranno consulenze alle aziende. L’ottica è quella, vista la riduzione del 50% del contributo camerale, di una riduzione generale delle spese, intanto riducendo il personale, uno dei maggiori costi, che è passato da 97 a 86 unità tra pensionamenti e distacchi verso altre sedi: nove in meno a Grosseto e due su Livorno.

Cambiano dunque le finalità, della nuova Camera di commercio. «Nei primi tre mesi dell’anno verranno proposte modifiche al decreto ma sono ancora molto critico – prosegue Breda – c’è da capire quali sono i nuovi ruoli e come agire. Intanto abbiamo tracciato linee programmatiche per i prossimi cinque anni. Linee ampie, così da adeguarci al nuovo ruolo richiesto alle Cciaa».

«Andremo verso una semplificazione e digitalizzazione: dobbiamo fare più formazione nei confronti delle imprese. Non si potranno più accompagnare le imprese all’estero cosa che passa a Regione Ice, l’ente che ha il compito di promuovere i rapporti economici e commerciali italiani con l’estero. Il rischio – prosegue Breda – è che non si tutelino le imprese più piccole e meno preparate ad affrontare i mercati stranieri. Imprese che vanno formate e preparate a questo».

Per la promozione diretta del territorio in Italia era previsto un 20% di aumento del diritto camerale. Diritto camerale che però è stato dimezzato. La riforma però non sembra prevederlo, e dunque la cosa è al momento congelata.

Il 22 dicembre è stato approvato il bilancio preventivo con un milione e 200 mila euro di disavanzo, «le casse sono comunque garantite, e questo ci consente di poterci permettere un disavanzo economico. Anzi abbiamo anche previsto 300 mila euro di aiuti alle imprese in difficoltà visto che la struttura è solida, e nonostante il disavanzo c’è sia liquidità che patrimonio».

In Toscana, al termine del percorso di fusione, resteranno cinque Camere di commercio entro marzo dovrebbe essere chiaro quale sia precisamente il futuro e le competenze dei nuovi enti. «Mi auguro che non ci penalizzi l’aver già fatto la fusione e tutte le riduzioni, anche di personale, prima. Che non ce ne chiedano di ulteriori. Anzi, dovremo essere avvantaggiati, visto che abbiamo già superato l’inevitabile momento di rodaggio. Al momento siamo la seconda camera di commercio in Toscana dopo Firenze».

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