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Laboratori di chimica per i ragazzi della Fondazione il Sole che all’Iti creano l’orto sinergico

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GROSSETO – «Quello che vogliamo – afferma Antonella Baffetti – è una scuola aperta e inclusiva, non dobbiamo mai dimenticarlo». Così la preside dell’istituto tecnico industriale “Porciatti” parla del progetto per l’inclusioni che vede coinvolta, oltre la scuola, i ragazzi della Fondazione Il Sole.

Il progetto prevede la presenza in aula dei ragazzi disabili nelle ore dei laboratori di chimica e fisica ma anche nella creazione di un orto sinergico.

«La Fondazione si apre ad ogni contesto – sottolinea Roberto Marcucci, coordinatore delle attività Fondazione Il Sole – e questa collaborazione è fondamentale perché i ragazzi possono stare a contatto con il mondo della scuola, con ragazzi giovani a volte anche più di loro e all’interno di una struttura ben organizzata. I nostri ragazzi si sentono inclusi in questo contesto. Inoltre questa è una opportunità di formazione anche per gli studenti, che possono trarre benefici dallo stare a contatto con la diversità».

Iti

«Già da alcuni anni, con i ragazzi, si lavora nell’ambito delle problematiche ambientali con i ragazzi del biennio – ribadisce il professor Andrea Lelli -. la nascita dell’orto sinergico ha il fine di far toccare con mano come l’attività dell’uomo possa diventare compatibile con l’ambiente, senza stravolgerlo. In questo orto coltiviamo essenze che si aiutano a vicenda. Non servono concimi chimici né antiparassitari. Inoltre è un progetto che si lega con gli altri laboratori della scuola il progetto di irrigazione creato dai ragazzi di elettrotecnica con il fotovoltaico ad esempio».

«Abbiamo scelto questo progetto per due motivi – ricorda il professor Alfio Manelli – offrire un percorso di crescita ai ragazzi disabili, ma anche ai nostri studenti: questo rapporto porterà ad un processo di maturazione reciproco».

La professoressa Francesca Greco ha poi ricordato come durante i laboratori di chimica e fisica «C’è stato un progressivo avvicinamento tra studenti e ragazzi del Sole. Gli educatori hanno iniziato a porre delle domande ai ragazzi della Fondazione e da qui è nato un vero dialogo». Affermazione supportata anche da uno degli studenti della prima D, Moamhed, il rappresentante di classe che ha raccontato: «Non mi aspettavo questa esperienza colpisse la classe in modo così profondo: la confidenza a volte aiuta molto a imparare cose nuove di se stessi e degli altri. I ragazzi a volte si sono cofidati con noi e questo ci ha avvicinati».

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