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Bonifazi «La spiaggia è pulita ma i danni sono fatti. Qualcuno faccia mea culpa»

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MARINA DI GROSSETO – «L’Arpat ha definitivamente certificato quale bufala fosse rappresentata dal famigerato video sui presunti sversamenti di idrocarburi a Marina». Il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi commenta così la nota dell’Arpat che smentisce la presenza di petrolio e idrocarburi sulla spiaggia antistante il porto di Marina di Grosseto.

«Sono arrivate oggi le analisi Arpat relative ai prelievi effettuati a seguito di un video che aveva diffuso allarme su un presunto sversamento di idrocarburi sulla spiaggia di Marina nei pressi del Porto – prosegue la nota dell’amministrazione comunale -. Una notizia da subito apparsa priva di fondamento e che oggi trova la sua definitiva certificazione con i risultati (due controlli su due campioni diversi) che chiariscono come le acque delle spiagge grossetane siano ancora una volta pulite e sicure. Non c’è mai stato uno sversamento di petrolio ma, come più volte confermato, quella immortalata dal video è una operazione di pompaggio di sabbia portata avanti da anni, obbligatoria e notificata. L’Amministrazione auspica che la vicenda possa una volta per tutte essere dimenticata e che finisca di provocare danni all’economia turistica locale».

«Chiunque conosce anche un po’ le nostre spiagge, la storia del porto e le operazioni condotte da anni in quell’area ha già chiarito da tempo che certi scoop da social network sono frutto dell’operato di irresponsabili incapaci anche di distinguere il petrolio dalla sabbia, ma i danni ormai sono stati fatti – afferma ancora Bonifazi -. Non è infatti quantificabile quante siano le persone che hanno cliccato quel video diffuso in rete e ripreso dai media. E adesso i danni agli operatori di Marina e alla nostra economia come li recuperiamo, consapevoli come siamo che le smentite hanno sempre un decimo dello spazio ottenuto invece dalla denunce, anche quando totalmente infondate? Intanto comincerei a pretendere delle scuse pubbliche da parte degli autori del video e magari anche qualche “mea culpa” da parte di chi con troppa leggerezza ha rilanciato e gridato allo scandalo nelle ore successive alla diffusione di quelle immagini senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. È poco ma sarebbe un inizio».

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