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Biogas ad Alberese. Coldiretti contro la politica: «Mette ostacoli a piacimento»

GROSSETO – «É pur sempre un bene capire chi é dalla parte degli agricoltori e chi lo é quando gli mette conto». Così il direttore di Coldiretti Grosseto, Francesco Ciarrocchi (nella foto a sinistra insieme al presidente Francesco Viaggi), è intervenuto sulla questione del mini impianto a biogas di Alberese durante l’assemblea della federazione che si è svolta stamattina. «Questa terra sta trovando la sua via a uno sviluppo ambientale, agricolo ed economico in chiave di qualità e sostenibilità come richiesto dai più remunerativi tra i mercati tra cui proprio quello turistico. Una strada, quella intrapresa dagli operatori del settore agroalimentare, fatta di grandi sacrifici e che non ha bisogno certo anche degli ostacoli a sorpresa che la politica mette a suo piacimento. C’è bisogno di lavorare tutti dalla stessa parte o qui si chiude».

Il piccolo impianto a biogas che un’azienda zootecnica di Alberese vorrebbe installare nella sua proprietà, userebbe come combustile i liquami prodotti dal proprio allevamento con l’integrazione di una piccola parte di biomassa (in questo caso, piante da foraggio). «Un investimento, questo, – spiegano dal Coldiretti – per ottenere energia per l’azienda stessa e fertilizzante per i propri campi. Tutto a chilometro e a impatto zero. A livello visivo, olfattivo, sonoro risulterebbe praticamente invisibile e probabilmente nessuno ci avrebbe fatto mai fatto caso se non fosse per la polemica scoppiata in queste settimane scoppiata in queste settimane a seguito dell’opposizione di alcune correnti delle amministrazioni locali al progetto». Le stesse associazioni ambientaliste, tra le più attive in provincia di Grosseto, si sono dimostrate favorevoli al progetto. L’intrusione del mondo della politica nella vicenda non è piaciuto così a Coldiretti perché giudicato pretestuoso.

Prosegue Ciarrocchi «oggi solo la microgenerazione può rendere liberi dalle speculazioni finanziarie sull’energia e creare sviluppo. Mentre un altro aspetto da non sottovalutare è l’ottima percezione che il brand Maremma guadagna attraverso queste politiche di sviluppo sostenibile. Il valore aggiunto nel medio e lungo termine di questi e altri progetti simili ricadrebbe sull’economia con effetti benefici per tutti. Questo concetto è chiaro e ben assimilato dagli operatori del settore e non si capisce perchè si debba usare termini come – allo stato attuale non ci sono le condizioni per questo genere di impianto – o altre inequivocabili espressioni che dimostrano un diniego preconcetto. Tra pochi giorni sapremo come andrà a finire, se prevarrà il buonsenso o altro. Certo è che Coldiretti terrà bene a mente quanto accaduto. Noi abbiamo a cuore lo sviluppo rurale dei territori. E lo vogliamo fare concretamente. Alla politica chiedo di sedersi attorno a un tavolo e salvare un`azienda».

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