Un Templare a Caldana? Su “Le Antiche Dogane” la storia inedita

È Mario Zannerini a raccontare l'affascinante ricostruzione storica

17 giugno 2012 Aggiornato alle 09:30

di Giulio Gasperini

CALDANA - È esistito davvero un Templare originario di Caldana? E quale fu la sua sorte se Jacques de Molay, ultimo grande Maestro dell’Ordine, morì arso sul rogo il 18 marzo 1314? Mario Zannerini, per tanti anni presidente del Comitato Storico di Caldana, racconta sull’ultimo numero de “Le Antiche Dogane” (n° 156, giugno 2012) una storia inedita da più di venti anni. Una studiosa francese lo aveva avvertito, infatti, di un sorprendente ritrovamento negli archivi parigini: il 13 ottobre 1307 era stato arrestato il Cavaliere Templare Cione di Brettanone dei Nobili di Caldana.

Il foglietto, consegnato a Mario Zannerini, sul quale la studiosa aveva riportato la nota, con le indicazioni per rintracciare l’informazione negli archivi, era andato smarrito per le casualità della vita. E per le medesime casualità qualche mese fa il foglietto è di nuovo apparso tra le mani di Zannerini, che adesso, con questo articolo, ha reso pubblica la notizia.

Un mistero, quello sul Cavaliere Templare, che si unisce a un altro, sempre raccontato da Zannerini nel suo articolo: l’esistenza, ovvero, di due chiese, una di S. Martino e una di S. Cerbone, che sarebbero esistite in Caldana ma delle quali non rimane traccia. Di attestazioni, in effetti, ne esistono; e persino di precise: una bolla del Papa Alessandro III datata 24 aprile 1179 conferma a Ranieri, abate del monastero di Sestinga, tutti i diritti sulle due chiese mentre gli elenchi ecclesiastici, tenuti a corrispondere i censi alla Sede Apostolica, testimoniano l’esistenza delle due chiese fin al 1276-77.

Altri due articoli su Caldana arricchiscono le pagine del prestigioso mensile stampato a Montemerano, che da anni racconta la storia e la tradizione della Maremma. Piero Simonetti ripercorre nei tratti essenziali le principali “Notizie storiche ed artistiche sul marmo ‘Portasanta’”, che in virtù della sua bellezza ha trovato ammiratori in tutto il mondo ed è stato utilizzato in numerose costruzioni, da Roma (negli stipiti della porta Santa del Giubileo, a San Pietro e per quattro colonnine nell’Altare della Patria) fino – pare – a Berlino (nell’abbellimento dell’Ambasciata Italiana).

Silvano Terranzani, invece, narra la storia leggendaria del Crocifisso contesto tra Caldana e Giuncarico, la cui festa si è celebrata poche domeniche fa: una festa che, una volta, univa entrambi i paesi in un ringraziamento congiunto ed estremamente devoto, ma la cui tradizione, purtroppo, si è un po’ smarrita.




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