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Bandi, la terza Guerra d’Indipendenza e l’uscita dall’Esercito

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di Piero Simonetti

GAVORRANO – L’isolamento militare nelle dimenticate caserme piemontesi di periferia, non placò certamente i fervori del Bandi. Da qui riallacciò, seppur con una certa difficoltà, i contatti con i vecchi amici mazziniani della Toscana e contribuì alla nascita di un giornale dal nome “La Nuova Europa”.

Agli inizi del 1862 Giuseppe Bandi si trovava a Livorno ove svolgeva l’attività di Ufficiale d’Inchiesta per il Tribunale Militare. Successivamente venne trasferito a Napoli nel 3° reggimento Granatieri. E fu proprio durante la sua permanenza a Napoli che Bandi conobbe una bella ragazza americana, Virginia Solhaune Crawoford, che divenne poi sua moglie e madre saggia dei suoi cinque figli.

Nell’estate del 1862 Giuseppe Bandi era a Firenze, Maggiore del 1° reggimento Granatieri. Da qui si recò a Pisa per far visita a Garibaldi, ricoverato dopo la ferita d’arma da fuoco subìta al piede, durante lo scontro in Aspromonte il 29 agosto di quell’anno.

Nel 1866, al comando del 2° battaglione del 44° Reggimento Fanteria, partecipò alla battaglia di Custoza (24 giugno 1866), ottenendo unanime riconoscimento per la strategia impiegata a Valeggio sul Mincio, nella coraggiosa azione di protezione durante la ritirata dei reparti in difficoltà. Il generale Bixio – che ne ammirò l’azione da sopra un’altura – sottolineò il comportamento del Bandi da vero soldato garibaldino. Il generale Pollio, nel suo libro “Custoza 1866”, edito da Roux e Favale a Torino nel 1903, così scrive a pagina 228: “Il maggiore Bandi raccoglie a forza gli sbandati, si avanza egli stesso a combattere e tiene Valeggio anche dopo che se n’è ritirato, scoraggiato, il generale Sirtori.”

Per questo suo ardito comportamento ebbe premio dal Re che volle attribuirgli la Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Il maggiore Giuseppe Bandi venne trasferito il 20 settembre 1868 al 43° Fanteria a Siena, ove – in data 26 febbraio 1870 – lasciò la carriera militare, dieci anni dopo l’impresa del Mille.

 

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