Giuseppe Bandi dopo l’impresa dei Mille

La vita del giornalista garibaldino dopo l'unificazione dell'Italia

26 febbraio 2012 Aggiornato alle 09:57

di Piero Simonetti

GAVORRANO - Dopo l’incontro di Teano del 26 ottobre 1860, Garibaldi – sempre più invischiato dalla “mutabilità politica” di Vittorio Emanuele – rinunciò definitivamente ai suoi progetti di prosecuzione della guerra.

Da ricordare la battaglia sul Volturno del 1 ottobre 1860, ove rifulse il genio strategico di Garibaldi che respinse definitivamente l’offensiva borbonica. Altro epico scontro fu quello di Capua, il 2 novembre successivo. In entrambe le battaglie Giuseppe Bandi fu valoroso in ogni momento degli scontri, combattendo nella Brigata del Generale Corte.

I borbonici con il loro re Francesco II, si asserragliarono a Gaeta, che venne posta sotto assedio dall’esercito piemontese il 5 novembre 1860 e capitolò dopo tre mesi, il 14 febbraio 1861.

E dopo tutti i successi ottenuti, venne il momento di separarsi da Garibaldi, essendo ormai finita la guerra insurrezionale.

Restò in Bandi – come nella maggior parte degli appartenenti al gruppo iniziale dei Mille – il rammarico e l’amarezza per non aver potuto proseguire alla conquista di Roma ed alla liberazione di Venezia. Giuseppe Bandi si imbarcò a Napoli con il suo battaglione la sera del 22 dicembre 1860, sul piroscafo Principe Umberto e sbarcò a Livorno la sera della vigilia di Natale.

Terminata la campagna, il Bandi fu assegnato al 5° Battaglione della 1° Brigata, 16° Divisione dell’Esercito dell’Italia Meridionale con il grado di Maggiore. Nel febbraio del 1861 Bandi venne trasferito a Torino. In quel periodo aveva due precisi obiettivi personali, ovvero definire stabilmente la sua posizione militare e proseguire quindi il proprio impegno fino alla completa liberazione dell’Italia.

La situazione all’interno dell’esercito era difficile per gli ufficiali provenienti dalle truppe di Garibaldi. Essi infatti erano disprezzati dai loro colleghi dell’esercito piemontese. Bandi più volte affermò che gli ufficiali sabaudi altro non erano che “signorini in divisa” usciti dalle scuole di formazione militare e che erano divenuti ufficiali solo in conseguenza dell’anzianità di servizio.

Ben altra cosa erano gli ufficiali di Garibaldi, i quali – sosteneva il Bandi – avevano guadagnato il grado sul campo di battaglia, con l’ardimento e lo spirito di sacrificio. Queste idee del Bandi non piacquero alle autorità militari piemontesi. Venne perciò trasferito a Biella nel vercellese, ove venne a trovarsi in condizioni di maggior isolamento.




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