Memorie di Miniera: la ritorsione della Montecatini
• 12 febbraio 2012 • Aggiornato alle 09:26
di Silvano Polvani
La ritorsione della Montecatini - Anche il memoriale del Maggio 1952 non portò risultati, l’ostruzionismo alla CGIL da parte delle altre organizzazioni sindacali fu decisivo. E’ questo un momento di particolare debolezza per la Federazione dei Minatori, il gruppo dirigente esce fiaccato dall’esperienza della lotta dei cinque mesi, e poi la ritorsione della Montecatini è sistematica e scientifica contro gli attivisti e i dirigenti del sindacato. I suoi provvedimenti per quanto appaiono ingiusti e fuori da ogni regola contrattuale sembrano inarrestabili.
La situazione nelle miniere delle Colline Metallifere è pesante tanto che la segreteria minatori richiede l’intervento del Prefetto della provincia e dell’ufficio del lavoro. E’ pesante soprattutto per l’atteggiamento assunto dalle direzioni aziendali. Azioni e atti a parere del sindacato il cui fine è espressamente e dichiaratamente politico e si giustificano solo con il preciso proposito, tra l’altro più volte apertamente dichiarato, di volere ad ogni costo e con ogni mezzo imporre ai lavoratori la volontà dell’azienda. Al riguardo ricordo alcune delle azioni Montecatini come quando in tutte le miniere da parte delle direzioni si era impedito che i lavoratori potessero, durante le ore di sciopero, riunirsi per discutere dei loro problemi, negando agli stessi la libertà di riunione. Si era voluto ancora impedire che i teatri dei CRAL aziendali venissero utilizzati per riunioni, ciò in dispregio allo stesso statuto che ne contemplava la possibilità di utilizzo su concessione del consiglio senza che questo avesse interferenze dalla direzione. Sempre a proposito del Cral a Boccheggiano in occasione del rinnovo del consiglio la direzione nominò la commissione elettorale, presentando una rosa di candidati decidendo che nessuna correzione o aggiunta poteva essere fatta alla scheda pena il suo annullamento. La Montecatini non riconosceva premi a quanti partecipavano agli scioperi, agli impiegati che si avvicinavano e partecipavano alle assemblee sindacali venne tolto il premio di rendimento.
I licenziamenti erano all’ordine del giorno. Nello Montemaggi sorvegliante alla miniera di Ribolla, sulle cui capacità di sorvegliante nessuno aveva mai avuto da ridire, né mai aveva avuto addebiti da parte della società, scrupolosissimo nell’adempimento del proprio lavoro era stato prima trasferito e poi licenziato, senza alcun motivo, ma solo perché la Montecatini intendeva allontanarlo dalla miniera di Ribolla in quanto dirigente sindacale. Stessa sorte toccò a Armelindo Prati e Lamberto Pirli, vecchi sorveglianti sulla cui rettitudine, esperienza e diligenza nessuno aveva trovato da eccepire, tanto è che nella motivazione si diceva soltanto che erano indesiderabili e lo erano perché attivisti nel sindacato e nelle organizzazioni operaie.
L’operaio Divo Del Naia fu licenziato per aver fatto scritte in miniera e per essersi “ ribellato “ ad un superiore, cosa quest’ultima mai provata al pari delle scritte. Anche il Del Naia era un attivista sindacale. L’operaio ArnaldoNannetti venne licenziato per “ insubordinazione ai superiori “ mentre questi non faceva altro che svolgere una riunione nel corso di uno sciopero. Il Nannetti era segretario della camera del lavoro di Boccheggiano. Sono questi solo alcuni esempi di come la Montecatini nell’ instaurare questo clima di terrore tendesse ad impedire che propri dipendenti potessero esprimere i loro diritti.
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