Caso Jasmin, Idv: occasione per battaglia sui diritti

3 febbraio 2012 Aggiornato alle 10:23

Grosseto – L’Italia dei Valori sul “caso Jasmin”. A parlare è il coordinatore provinciale Mauro Pasquali (nella foto). «Abbiamo appreso con sollievo – scrive Pasquali – la notizia che il Tribunale dei Minori di Firenze ha sospeso, senza scadenza, il provvedimento di rimpatrio in Germania della piccola Jasmine di Roccastrada. La vicenda è balzata alla cronaca in questo periodo, sia per la tenacia della madre che per la compatta mobilitazione della comunità roccastradina, ma ha anche assunto grande importanza politica sia a livello locale che nazionale e soprattutto a livello europeo. Il caso si inserisce in un confuso contesto del diritto di famiglia che, essendo in Europa di competenza dei singoli stati, determina conflitti, pressoché inestricabili, tra le differenti legislazioni nazionali, in materia di affidamento e tutela dei minori, nel caso di separazione di coppie con coniugi di nazionalità diversa.

«Il singolo fatto di cronaca e le relative vicende giudiziarie, comportano grandi sofferenze e lacerazioni soprattutto dei minori che non possono e non devono essere trascurati in una società che si ritiene “civile”. Questa vicenda, che certamente non è né la prima né l’ultima, ha tuttavia catalizzato intorno a sé una convergenza di interesse politico bipartisan, la cui importanza va ben oltre a quella del fatto stesso: il presidente della Provincia di Grosseto Marras a Bruxelles ha interessato del caso il “Mediatore del Parlamento europeo” on. Angelillo (carica creata nel 1987 con il compito di risolvere proprio queste situazioni di conflitto per l’affidamento dei figli nella separazione delle coppie miste) ed ha contattato vari parlamentari europei italiani di differenti schieramenti al fine di promuovere una revisione della normativa tedesca sugli affidamenti; sono di oggi le dure prese di posizione sulla legislazione tedesca in materia del nostro Niccolò Rinaldi, Capodelegazione IDV al parlamento europeo, che ha annunciato un’interrogazione sul caso alla commissione europea, a firma Dominici (Pd/S&D) e Muscardini (Fli/Ppe)».

«La vicenda di Jasmine la piccola di otto anni che, per la legge tedesca, doveva essere riconsegnata dalla madre, di nazionalità italiana, al padre, di nazionalità tedesca, ha fatto riemergere la necessità di chiedere alla Germania una modifica della normativa, risalente al 1939 e firmata dal fondatore delle SS Heinrich Himmler, che affida allo Jugendamt le decisioni in fatto di affidamento dei minori. Tale organismo, mai abrogato nonostante le numerose condanne della corte di Strasburgo, si sostituisce alla capacità genitoriale in quanto parte dal concetto che i figli non siano dei genitori ma dello Stato (Tedesco) e sulla base di questo presupposto, oggi inaccettabile, in caso di genitori di nazionalità diverse avalla l’assurdo criterio della “predominanza” della nazionalità tedesca rispetto alle altre. Lo Jugendamt non tutela la ragione di un genitore rispetto al torto dell’altro, né tutela l’interesse del minore, tutela solo il “genitore tedesco” al quale deve comunque andare tutta la genitorialità. A parte il fatto che non è possibile accettare che, nella civile Europa, si continuino a coltivare concetti “nazisti”, il problema da porre in Commissione Europea, sostiene Rinaldi “ è che i diritti di famiglia nazionali non presentino elementi in alcun modo contrastanti con la tutela del minore, a norma della carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della Convenzione europea per i diritti dell’uomo e della libertà».

«Nella speranza che la vicenda della piccola Jasmine possa risolversi definitivamente nei modi per lei migliori, duole osservare che è ancora necessario battersi per ottenere, in Europa, leggi e regolamenti a tutela dei diritti fondamentali della persona».



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