Chirurgia robotica: a Grosseto due interventi all’avanguardia su fegato ed esofago

Si tratta di una paziente affetta da un tumore benigno del fegato e di un uomo affetto da tumore maligno dell’esofago

1 febbraio 2012 Aggiornato alle 10:49

Grosseto - Due interventi di chirurgia robotica all’avanguardia, eseguiti all’ospedale Misericordia di Grosseto dal dottor Andrea Coratti, direttore dell’Area Chirurgica, e dalla sua équipe. Due interventi che, anche nei centri specializzati, vengono eseguiti abitualmente con tecnica chirurgica tradizionale, molto più invasiva, con maggiori rischi di complicanze post operatorie, degenza più lunga e, soprattutto un recupero molto più lento delle condizioni di normalità.

Nel primo caso è stata eseguita l’asportazione di una parte del fegato, su una donna di 38 anni, proveniente da Siena, affetta da un angioma di oltre 16 centimetri sul lato destro dell’organo. “In genere queste patologie benigne non vengono trattate chirurgicamente – spiega Andrea Coratti – a meno che la crescita eccessiva non determini la comparsa di sintomi e disturbi. Lesioni così grandi, tuttavia, vengono solitamente operate a cielo aperto anche nei grossi centri dedicati alla chirurgia epatica e non con tecniche mininvasive come avvenuto a Grosseto. In questo caso, l’utilizzo del robot ha consentito l’asportazione di circa il 60 per cento del fegato, riducendo al minimo le perdite ematiche, tant’è che la paziente non ha avuto bisogno di trasfusioni, né del risveglio in terapia intensiva. L’accesso chirurgico è stato ridotto a 5 piccole incisioni cutanee, inferiori ad 1 centimetro, oltre ad una piccola incisione sovrapubica per l’asportazione dell’organo che, in seguito,  non sarà visibile. La degenza è stata di soli 4 giorni, un tempo impensabile nel caso di un intervento con tecnica tradizionale, con una rapida ripresa delle condizioni di salute della donna”.
Il secondo caso, ha riguardato un uomo di 67 anni, proveniente da Siena, affetto da un tumore maligno dell’esofago. Anche in questo caso, se trattato con tecnica chirurgica classica, il paziente avrebbe subito con un intervento combinato su torace e addome, con una duplice apertura. “Utilizzando il robot , invece – aggiunge Andrea Coratti – abbiamo potuto operare con tecnica mininvasiva sia il torace che l’addome; inoltre non è stato necessario asportare tutto l’esofago fino al collo, ma è stata possibile una sutura tra stomaco ed esofago residuo all’interno del torace. Il robot ha inoltre consentito di lavorare sul torace chiuso, tant’è che il paziente è uscito dalla sala operatoria con 5 piccole incisioni sull’addome e 3 sul torace, una piccola incisione per l’estrazione  dell’esofago. È rimasto in terapia intensiva circa 12 ore; il successivo decorso postoperatorio è stato regolare, seppure prolungato da un versamento pleurico”.



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Commenti
ettore campanaro 1 febbraio 2012

mio padre di 71 anni è affetto da carcinoma squamoso cellulare a basa diffusione al terzo medio dell’esofago con esclusione di metastasi. inoltre è anche affetto da mielodisplasia con emoglobina circa a 8.8 e scarsa aggregazione di piastrine con valore di circa 80000/90000. a giorni dovrebbe completarsi tutto il quadro clinico ed i medici hanno deciso di trattarlo prima con delle sedute di radioterapia mirata alla sede del male e una volta ridimensionato intervenire chirurgicamente con protocollo tradizionale. volevo sapere se in relazione al suo quadro clinico poteva essere per lui compatibile ed efficace un intervento di chirurgia robotica mini invasiva così come rappresentato dal caso in esempio nell’articolo al fine di evitargli un post operatorio tortuoso complesso e rischioso. grazie.

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