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La miniera secondo Polvani

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Presentato a Ribolla il nuovo libro di racconti di Silvano Polvani, “Com’era rossa la mia terra”

Ribolla – Tre personaggi per tre storie di miniera. Tre racconti per ricordare la vita dei minatori di Gavorrano, Ribolla e Niccioleta. Silvano Polvani, apprezzato autore di saggi storici legati alle miniere, all’industria e al lavoro del territorio delle Colline Metallifere, questa volta ha voluto presentarci quel mondo fatto di fatica, di fumo denso e aria umida, attraverso le vicende di tre personaggi: Florio, Elia e Otello. Le loro storie, ambientate a Niccioleta, Gavorrano e Ribolla appunto, prendono ispirazione da fatti realmente accaduti, che l’autore ha saputo “romanzare” e trasformare da cronaca in racconto.

L’ultima fatica letteraria di Silvano Polvani si intitola “Com’era rossa la mia terra” (Colordesoli editrice, 159 pagine) ed è stata presentata nel giorno di Santa Barbara proprio a Ribolla in uno dei luoghi simbolo della tragedia del 1954, il cinema teatro dove furono sistemate le bare dei minatori morti dopo l’esplosione del gas grisou. Alla presentazione del libro, una delle tante iniziative organizzate per celebrare Santa Barbara, patrona dei minatori, erano presenti anche il sindaco di Roccastrada Giancarlo Innocenti e il presidente della provincia di Grosseto Leonardo Marras, che nel 2004 da sindaco promosse il programma di eventi “La Miniera a memoria” a cinquanta anni di distanza dalla tragedia di Ribolla.

“Com’era rossa la mia terra”: Silvano Polvani nel giorno della presentazione del libro

Dalla quarta di copertina: «… la miniera fa paura, è contro natura, ti inghiottisce giù nelle viscere della terra, in quelle gallerie piene di fumi sempre più densi e simili ad una nebbia traditrice rotta solo dalle opache luci, in quel rumore senza tregua e assordante, nel calore reso ancora più soffocante dall’umidità e dal sudore che ti cola e che ti si appiccica a tutto il corpo e ai panni formando un tutt’uno con la polvere, una polvere densa, abbondante, rugosa».

I tre racconti di Polvani, come si può ben intuire da questa descrizione, rappresentano uno spaccato di quella società che ruotava intorno alla miniera: il lavoro, la famiglia, la Montecatini. Una società che oggi non c’è più, ma che alla nostra Maremma, quella degli anni duemila, ha lasciato in eredità valori e identità, fondamenta essenziali per costruire il futuro di questa terra.

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