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Beatrice e le sue «Schegge d’attimi»

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Intervista alla giovane scrittrice di Bagno al debutto con il suo primo libro

di Annalisa Mastellone

GAVORRANO  Beatrice Bargiacchi, nata a Bagno 18 anni fa, ha appena pubblicato il suo primo libro “Schegge d’attimi” – edito dalla Innocenti – presentato il 4 dicembre scorso nella sala consiliare del Comune di Grosseto, gremita di tanti “bagnaioli” accorsi a sostenerla con orgoglio.

Com’ è nato “Schegge d’attimi” e le sue dodici storie?
«“Schegge d’attimi” è nato assolutamente per caso. Mi piace tanto scrivere, ma non decido io di farlo, sono dei lampi che ho nella testa, o sensazioni particolari che mi nascono all’improvviso. E’quello il momento in cui mi rendo conto che devo scrivere, per questo vado sempre in giro con un quadernino e una penna, sai alle volte! Questo libro è nato un pomeriggio d’estate in cui ho scritto una delle storie, ma l’idea di raccoglierle tutte e presentarle a un editore mi è venuta quando ne avevo scritte già tre. Le ho scritte nelle due estati tra i 16 e i 17 anni, d’estate perché l’ inverno ho molto da studiare e quando ho la mente satura di pensieri non trovo l’ispirazione molto facilmente, devo sentirmi rilassata.»

La giovane scrittrice: Beatrice Bargiacchi durante la presentazione del suo libro “schegge d’attimi”

Quando hai scoperto la scrittura e come hai coltivato questa tua passione?

«La scrittura l’ho scoperta più o meno intorno ai sette anni. Mia madre mi aveva comprato un diario con su disegnati elfi, gnomi, fatine (e io li adoravo!). In ogni pagina c’era in basso un disegno diverso e io mi immaginavo quali fossero le storie di quei personaggi e ci scrivevo sopra delle filastrocche! Poi scrissi la mia prima poesia alle elementari come compito in classe e alle medie iniziai davvero».

Cosa e chi ti piace leggere?
«Mi piace leggere di tutto. Io per quanto riguarda film, libri e musica sono molto eterogenea. In particolare, dei libri mi incuriosisce sperimentare generi diversi. I miei preferiti sono “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen e “La perla” di John Stainbeck. Altri esempi di libri che mi piacciono sono “Il principe felice e altre fiabe” di Oscar Wilde, “La ragazza con l’orecchino di perla” di Tracy Chevalier, “I barbari” e “Seta” di Baricco, “Il diario di Susanne” e “A Jennifer con amore” di James Patterson, “Zitto e nuota” di Gianfranco Panvini. Poi ce ne sono altri, ma in questo momento non mi vengono in mente tutti. Ora sto leggendo “Essere se stessi” di Osho, un libro bellissimo».

Sei giovanissima: come vive a Gavorrano la tua generazione? Cosa c’è per voi giovani e cosa secondo te manca?
«La mia generazione…beh, i giovani di Bagno non godono di una gran reputazione, per via della droga. E purtroppo spesso è vero, ma non bisogna generalizzare: non sono tutti così. Io sono amica di persone splendide che hanno una ricchezza interiore straordinaria. Poi oltre ai miei amici ci sono tanti ragazzi che hanno risorse e capacità enormi. Quelli che più che altro mi stupiscono sono i ragazzini più piccoli di me: io non ero così maleducata, poi sono così precoci. Non lo so, ma mi sembra che più passi il tempo più mancano  punti di riferimento, attorno a loro e attorno a noi. Per quanto riguarda i miei coetanei, beh siamo svegli e disillusi, non abbiamo molte certezze per il nostro futuro, io per prima, anche se stranamente disillusa non lo sono. Il futuro è per me una grande incognita che posso sognare, ma non mettere a fuoco bene».

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Commenti

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  1. Scritto da Piero Simonetti

    Leggerò presto il libro. Certamente l’Autrice possiede una elevata capacità d’analisi ed una sapiente attitudine di lettura su quanto la circonda. Dico questo – a mio modesto parere – dopo aver letto le risposte pubblicate qui nella breve intervista, in particolar modo quando tratteggia i problemi della giovane generazione cui appartiene e le problematiche degli adolescenti. Complimenti davvero ed auguri.